ABI, moratoria sui mutui niente rate per 12 mesi... Una buona iniziativa bancaria? Assolutamente NO!

di Andrea Sganzerla

Leggiamo oggi sui giornali: “Arriva una boccata d’ossigeno per almeno 110mila famiglie italiane, in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo casa. Dal gennaio prossimo scatta la sospensione dei pagamenti, per un massimo di dodici mesi. Ma chi avrà diritto alla moratoria? Il piano di sostegno interesserà: i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che hanno perso il posto; i lavoratori a tempo determinato o parasubordinato il cui contratto è scaduto; i lavoratori autonomi che hanno cessato l’attività; quelli in cassa integrazione ordinaria e straordinaria; infine, i nuclei in cui è deceduto chi manteneva la famiglia”.
A prima vista verrebbe da applaudire di fronte a tanta bontà d’animo. Ma siamo sicuri che proprio di bontà si possa parlare o piuttosto dell’ultimo (solo in ordine di tempo – tranquilli che altre “buone azioni” seguiranno) atto di cinismo bancario italiano?
Per chiarire bene la risposta occorre partire da tre presupposti:

  1. Il valore del mutuo rispetto al valore dell’immobile.

Il mutuo, è cosa risaputa, è garantito da ipoteca, quasi sempre di 1° grado, mentre l’importo erogato dalla banca è di percentuale inferiore al valore dell’immobile (fino a poco tempo fa massimo l’80% ora massimo il 40%). Quindi la banca è garantita non certo dal lavoro del mutuatario su cui viene stabilità la durata del mutuo in base alla capacità reddituale dello stesso, bensì dal ……

  1. Valore dell’immobile: la banca, come si è detto è normalmente iscritta in primo grado come creditore ipotecario ed è quindi garantita dal valore del bene immobiliare e non da reddito del mutuatario. Il valore degli immobili, è fatto noto a tutti, è in ribasso da un anno così come da un anno circa sono ribassati i ….
  2. Tassi di interesse bancari: sia i tassi attivi che passivi bancari sono scesi infatti ai minimi storici, lo dimostrano le ultime aste dei Bot scesi praticamente a zero interessi e tale discesa si è riflessa sui mutui a tasso variabile che hanno visto le singole rate calate dal 20% al 40% nell’ultimo anno rendendo risibile il guadagno dalla banca a favore del mutuatario. In pratica tra le mutualità positive opposte per i due scommettitori (banca vincente se il tasso rialza e cliente vincente se il tasso ribassa) si è verificata l’eventualità negativa per la banca.

Aggiungo che gli analisti prevedono tassi stabilmente bassi ancora per 12/18 mesi almeno.
In conclusione la banca è perdente? Ma nemmeno per sogno!
Basta sommare i tre motivi sopra spiegati aggiungere i “beneficiari della moratoria ed il gioco è fatto.
Vediamo:

  1. la banca è garantita comunque dall’immobile che oggi vale meno di quanto varrà in futuro

+

  1. il valore degli immobili negli ultimi 50 anni è sempre salito o rimasto stabile. Le aspettative sono per una ripresa sempre entro 12/18 mesi.

Quindi perché venderlo all’asta oggi che vale poco?
+

  1. i tassi fra 12/18 mesi non potranno che essere uguali ma, molto più probabilmente, maggiori e quindi più remunerativi per le banche

=
Moratoria di 12 mesi

Infatti sommando questi tre elementi, alle banche sarà sorta sicuramente la domanda: “perché incassare meno oggi in termini di interessi o “intasare” le aste giudiziarie di vendite di immobili a basso prezzo quando si può incassare di più fra 12 mesi, con un quasi certo aumento di tassi di interesse e/o attraverso una vendita di immobili a maggior valore?”.
Se a molti questa costruzione può sembrare fantasiosa abbiamo una controprova dell’esattezza delle conclusioni appena illustrate se analizziamo i soggetti citati tra i “fortunati” aventi diritto alla moratoria:

  1. lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che hanno perso il posto. Si tratta in tutta evidenza di soggetti che non avrebbero potuto pagare comunque.
  2. Lavoratori a tempo determinato o parasubordinato il cui contratto è scaduto. Si tratta di disoccupati ovvero soggetti che non avrebbero potuto pagare comunque.
  3. Lavoratori autonomi che hanno cessato l’attività. In interviste rese oggi nei principali telegiornali l’ABI ha precisato che deve trattarsi di lavoratori autonomi che hanno chiuso l’attività a causa della crisi. Quindi nullatenenti ossia soggetti che non avrebbero potuto pagare comunque.
  4. Lavoratori in cassa integrazione ordinaria o straordinaria. Ossia soggetti che vedono uno stipendio di norma già magro decurtato percentualmente dalla cassa integrazione e che quindi che non avrebbero potuto pagare comunque.
  5. I nuclei in cui è deceduto chi manteneva la famiglia. Ancora una volta i poveri eredi sono soggetti che non avrebbero potuto pagare.

Non vi è traccia tra i soggetti elencati dall’ABI di persone o enti che avrebbero potuto investire grazie alla moratoria per dar la durata di un anno denaro che potesse dar vita ad un ciclo economico virtuoso attraverso un investimento produttivo del denaro risparmiato.
Ancora una volta la morale è sempre la stessa le banche volgono a proprio vantaggio situazioni economiche negative a spese dei più deboli ed indifesi con buona pace delle associazioni dei consumatori che hanno avuto il coraggio di applaudire all’ennesima operazione “altruistica” messa in atto dal sistema bancario considerato giustamente l’ultimo in quanto a servizio reso ai clienti dalla Comunità Europea.

Avv. Andrea Sganzerla