Le reti di impresa: un’opportunità in un momento di crisi

Ilenia Sala

 

Il Legislatore ha proposto una nuova normativa con lo scopo di favorire l’aggregazione: il contratto di rete, quale definito dalla legge 9 aprile 2009, n. 33 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi all’art. 4 ter. E lo ha fatto in maniera esplicita poiché la norma nella quale questo nuovo istituto si incardina è, appunto, l’art. 6 bis  del d.l. 25 giugno 2008, n. 112, Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico,la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria (abrogato dall’art. 1, 2 comma, l. 9 luglio 2009, n. 99): “Al fine di promuovere lo sviluppo del sistema delle imprese attraverso azioni di rete che ne rafforzino le misure organizzative, l’integrazione per filiera lo scambio e la diffusione delle migliori tecnologie, lo sviluppo di servizi di sostegno e forme di collaborazione tra realtà produttive anche appartenenti a regioni diverse […] sono definite le caratteristiche e le modalità di individuazione delle reti delle imprese e delle catene di fornitura”. Per esplicita definizione legislativa il contratto di rete è quel contratto con cui due o più imprese si obbligano ad esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato. Il contratto di rete è stato introdotto con il decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5. L'istituto ha la finalità di realizzare un “programma comune di rete”, sulla base del quale gli imprenditori si obbligano a “collaborare in forme e ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale commerciale tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa” per perseguire lo scopo di “accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato”.
L’articolo 42, comma 2, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 prevede in favore delle imprese appartenenti ad una delle reti di imprese riconosciute vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari, nonché la possibilità di stipulare convenzioni con l’A.B.I. nei termini definiti con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze.
Con il contratto di rete le imprese aderenti collaborano dal punto di vista industriale, commerciale, tecnico o tecnologico e si scambiano il know-how secondo modalità predeterminate. Il contratto di rete deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata e deve contenere la denominazione sociale delle imprese aderenti alla rete, le attività comuni poste a base della rete, l’individuazione di un programma di rete, da realizzarsi tramite risorse conferite in un fondo comune amministrato,  con i diritti e gli obblighi di ciascuna impresa aderente e la durata del contratto.
Dal punto di vista fiscale è previsto che fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012 la quota dei profitti che sarà destinata al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato alla realizzazione entro l’anno successivo degli investimenti previsti dal contratto di rete, se accantonata ad apposita riserva concorrerà alla formazione del reddito nell’esercizio in cui la riserva è utilizzata. Tale misura fiscale è stata chiarita dalle circolari dell’Agenzia delle entrate 4/E del 15 febbraio 2011, e poi 15/E del 14 aprile 2011, e precisata da diversi provvedimenti dell’Agenzia emessi il 14 aprile 2011.
Affinché ciò sia possibile è, comunque necessario rispettare tre condizioni:

    • il programma di rete deve essere asseverato da organismi rappresentativi dell’associazionismo imprenditoriale o da enti pubblici individuati dal decreto del Ministero dell’Economia;
    • la riserva deve essere utilizzata per scopi diversi dalla copertura delle perdite;
    • la quota degli utili detassati non potrà superare il limite di un milione di euro.

L’agevolazione potrà essere fruita in sede di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta relativo all’esercizio cui si riferiscono gli utili diretti al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare.
Risulta di tutta evidenza che la  finalità della agevolazione introdotta è quella  di premiare le imprese che, attraverso sinergie di funzionalità reciproca, realizzano in collaborazione investimenti innovativi per accrescere la loro competitività.
In altre parole tutte le imprese che aderiscono ad una Rete tra il 2010 e il 2012, e versano dei conferimenti (o un patrimonio separato) al fondo patrimoniale della Rete, possono dedurre dagli utili conseguiti i relativi importi, e quindi sottrarli alla tassazione Irpef o Ires (a seconda della tipologia di contribuente). Il risparmio, in caso di soggetti Ires (società di capitali), è pari al 27,5% dell’importo accantonato, mentre in caso di soggetti Irpef, il risparmio è pari all’aliquota marginale da applicare al reddito di impresa complessivo. In caso di soggetti Irpef, il risparmio si estende anche all’Irpef regionale e comunale. L’agevolazione non opera invece ai fini Irap, come precisato dalla circolare dell’Agenzia delle entrate 4/E del 2011.

Un secondo incentivo di natura fiscale attribuito alle reti di imprese, si rintraccia nell’art. 6‐bis della legge 133/2008. Infatti, questa norma ha esteso alle reti d’imprese (ed anche alle catene di fornitura) la disciplina fiscale dei distretti produttivi, prevista dall’art. 1, commi 366 e seguenti, della legge 266/2005 (legge finanziaria per il 2006), corretta con le modifiche apportate dallo stesso art. 6‐bis.
In pratica, è consentito alle imprese che aderiscono alle Reti di intrattenere, attraverso la Rete di cui esse fanno parte, rapporti con le pubbliche amministrazioni e con gli enti pubblici, pure economici, anche al fine di dare avvio a procedimenti amministrativi. La norma consente quindi esplicitamente alle imprese di avvalersi della Rete per gestire i rapporti con le Pa, ed in particolare in occasione di attivazione di iniziative da avviare con esse.
Come molti sostengono, il fenomeno della crisi di competitività e la necessità di crescita dimensionale cui devono far fronte le imprese nazionali rappresentano le sfide primarie da superare per uscire dall’odierna situazione e favorire quell’onda di sviluppo economico, dai più, timidamente attesa. In un contesto economico in cui è sempre più frequente il ricorso ad accordi di joint venture, franchising, reti di distribuzione, intese sui marchi e brevetti e accordi strategici, la creazione di sistemi di rete caratterizzati dalla fiducia fra i partecipanti e dalla necessità di rendere flessibile la governance si pone come momento fondamentale per dirimere le incertezze fisiologicamente insite nello sviluppo della relazione fra i soggetti imprenditoriali coinvolti. Il legislatore, conscio di questa necessità, ha risposto proponendo una nuova normativa con lo scopo di favorire l’aggregazione lasciando impregiudicato un elevato livello di autonomia concesso ai singoli imprenditori per la definizione degli assetti economici e giuridici tra gli stessi.

Bologna, 1 febbraio 2012

Ilenia Sala