Recente giurisprudenza tributaria italiana in tema di trusts

di Marco Stangalini

L’imposizione dei trusts è finalmente giunta innanzi alle Commissioni Tributarie Provinciali:

  1. la Commissione Tributaria Provinciale di Lodi, con la sentenza n.12 dell'8 gennaio 2009, ha ritenuto non applicabile l'imposta di donazione a un trust non liberale, cioè ad un trust non finalizzato a procurare un incremento patrimoniale gratuito al beneficiario, trattandosi infatti nel caso in questione di un trust disposto per la liquidazione di un patrimonio societario, nell'interesse di creditori e soci;
  2. la Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, con la sentenza n.30 del 23  ottobre 2008, depositata il 12 febbraio 2009, ha sostenuto che al trust liberale si applica l'imposta di donazione, ma solo quando, effettivamente, si verifica l’attribuzione di un bene in capo al beneficiario e non prima, quando il disponente destina i beni in trust; perché colui che è indicato come beneficiario del trust potrebbe rinunciare al beneficio che il disponente intendeva attribuirgli.

Commento: L'imposta proporzionale si applica solo nel momento in cui c'è l'attribuzione dei beni del trust da parte del trustee a favore del beneficiario finale; il quale, fino a quel momento, è destinatario solamente di un'attribuzione (quella effettuata nell'atto istitutivo del trust) da considerare come sottoposta a condizione sospensiva. Pertanto, al momento della stipula dell'atto con il quale il disponente destina i beni in trust, si dovrebbero applicare in misura fissa, le imposte di registro, ipotecaria e catastale.
Queste due sentenze si contrappongono alla scelta del legislatore tributario di voler imporre il trust con l'imposta propria dei trasferimenti a titolo gratuito; egualmente si contrappongono  alle circolari 48/E del 6 agosto 2007 e 3/E del 22 gennaio 2008, le quali prevedono una imposizione all'atto dell'immissione dei beni in trust e non all'atto della loro attribuzione ai beneficiari. Il legislatore assoggetta all'imposta di donazione il trust dimenticandosi che esso può avere sia finalità liberali (cioè l'intento del disponente di arricchire il beneficiario) sia finalità non liberali: ad esempio, un trust destinati a costituire una garanzia per i creditori dell'imprenditore, od un trust finalizzato a una liquidazione di beni (in una procedura di concordato), o ancora un trust con il quale si costituisce un deposito cauzionale in vista del verificarsi o meno di certe condizioni, o infine un trust con cui si organizza un sindacato di voto o di blocco.
Anche la sopracitata posizione dell'amministrazione è ingiustificata e debole, scegliendo di applicare l’imposizione proporzionale al momento in cui il  trustee viene investito della titolarità dei beni in trust. Tale evento infatti rappresenta un momento nel quale non si manifesta alcuna capacità contributiva, perché il trustee riceve certamente la proprietà dei beni in questione, ma solo al fine di gestirli e destinarli seguendo le indicazioni del settor. Tali beni si potrebbero deteriorare o venire persi, oppure un beneficiario potrebbe legittimamente rifiutarne l’attribuzione.


Conclusioni: Sarebbe quindi auspicabile che il Fisco, concedesse l’imposizione in misura fissa al momento della destinazione dei beni in trust e pretendesse l’imposizione proporzionale solamente quando si verifica effettivamente un incremento patrimoniale consistente nell'attribuzione dei beni dal trustee a favore del beneficiario finale.