Sul diritto dei terzi, nell'ordinamento giuridico francese, ad invocare un inadempimento contrattuale

 

Di OLIVIER DE GRANGE


Nella sua sentenza in cassazione « Consorts X e.a(1) contro la società Myr’Ho SARL e.a(2)  », la Corte di Cassazione francese ha, secondo un’interpretazione unanime della dottrina, rimesso in discussione il principio della relatività dei contratti in Francia. Anche se la sentenza risale già all’anno 2006, sembra che questa giurisprudenza sia rimasta per lo più sconosciuta dall’altra parte delle Alpi. Tenuto conto degli effetti che questa giurisprudenza potrebbe avere sulla fornitura di prodotti e servizi proposti da un fornitore/prestatario straniero, nel nostro caso italiano, l’esame in oggetto è particolarmente pertinente dal punto di vista dell’esame delle relazioni commerciali internazionali.

 

Dopo aver presentato in maniera concisa il contesto giuridico e la sentenza, l’autore sottolineerà le conseguenze della suddetta sentenza.

 

Uno dei principi fondamentali di diritto francese è quello dell’effetto relativo dei contratti.

Questo principio è enunciato dall’articolo 1165 del Codice civile, come segue :

« Les conventions n’ont d’effet qu’entre les parties contractantes ; elles ne nuisent point au tiers, et elles ne lui profitent que dans le cas prévu par l’article 1121 »

 

Traduzione :

« Le convenzioni hanno effetto soltanto tra le parti del contratto ; esse non nuociono ai terzi, e questi ne traggono vantaggio solo nel caso previsto dall’articolo 1121»

 

Una delle conseguenze dell’effetto relativo dei contratti è stata la distinzione radicale tra la responsabilità contrattuale e la responsabilità extracontrattuale : in mancanza di un legame di diritto con l’autore di un fatto dannoso, la vittima di un inadempimento contrattuale doveva agire su un piano extracontrattuale e dunque agire sotto il regime definito dall’articolo 1382 del Codice civile francese.

La redazione di questo articolo merita altresì di essere citata, poichè è una delle disposizioni principali del Codice civile francese ed anche perchè viene considerata come un esempio di redazione perfetta :
« Tout fait quelconque de l’homme, qui cause à autrui un dommage, oblige celui par la faute duquel il est arrivé, à le réparer ».

Traduzione :

« Qualunque fatto dell’uomo, che causa ad altri un danno, obbliga colui la cui colpa ha cagionato il danno, a risarcirlo ».

 

Sul terreno contrattuale, sopraggiunge la responsabilità del contraente in caso di inesecuzione o di cattiva esecuzione dell’obbligazione sottoscritta nei confronti di una persona determinata, e ciò, senza che sia necessario stabilire che tale inesecuzione costituisce la violazione di un dovere generale che si impone a tutti.

Al contrario, in materia extracontrattuale, è necessario dimostrare una colpa, che consiste nella violazione di doveri di portata generale, dal momento che essi si impongono a tutti e che, sia sono promulgati da una norma precisa, sia rientrano nella norma fondamentale di comportamento definita dalla giurisprudenza.

Il diritto francese era, all’origine, molto attento a distinguere bene i due tipi di azione e vietava in particolare ogni cumulo tra la responsabilità contrattuale e la responsabilità extracontrattuale.

Tuttavia, da parecchio tempo la questione della responsabilità del contraente debitore nei confronti di un terzo al quale l’inadempimento ad una obbligazione contrattuale ha causato un danno ha creato difficoltà.

I casi in cui la responsabilità del contraente debitore è ricercata dai terzi, sono numerosi, per esempio:

  1. vittima indiretta di un incidente materiale di trasporto
  2. terzo che lamenta il difetto di un bene mobile o immobile, difetto che imputa al fornitore o al construttore.

Ad eccezione del caso del contratto che contiene una stipulazione per altri (art. 1121 Codice civile), il terzo ad un contratto, vittima di un danno causato dall’inesecuzione o la cattiva esecuzione del contratto può normalmente collocarsi, come si è detto, soltanto sul terreno della responsabilità extracontrattuale, cosa logica dal momento che non è parte del contratto(3) .

La questione che si pone allora è di sapere quale prova deve apportare questo terzo al contratto : è necessario dimostrare una colpa extracontrattuale specifica, distinta dalla colpa contrattuale, o basta dimostrare che il proprio danno deriva dall’inesecuzione contrattuale imputabile al debitore?

La giurisprudenza e la dottrina erano divise su questa questione. I professori e le giurisdizioni avevano dei pareri divergenti ; numerose teorie si erano sviluppate per permettere a dei terzi ad un contratto, in alcuni casi, di avvalersi dell’inesecuzione del contratto quando tale inesecuzione causava loro un danno.

Le camere della Corte di Cassazione erano, anch’esse, divise sulla questione : la Prima Camera ammetteva suddetta azione(4) e ammetteva, di principio, l’identità delle colpe contrattuali e extracontrattuali; la Camera commerciale la rifiutava : essa esigeva che il terzo al contratto provasse la violazione da parte del debitore di un inadempimento al dovere generale di non nuocere ad altri e dunque la prova di una colpa extracontrattuale(5) .

Era necessario che queste esitazioni giurisprudenziali e le controversie dottrinali finissero.

Con una sentenza del 6 ottobre 2006, l’Assemblea Plenaria della Corte di Cassazione ha chiaramente confermato l’analisi della Prima Camera.

 

Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione era il seguente: il proprietario di un ramo d’azienda  aveva dato lo stesso in affitto ad una società. Questa società, lamentando un difetto dei locali, chiamava allora in giudizio direttamente i locatori del locale commerciale, con i quali non aveva alcun legame giuridico.

La Corte di Cassazione, senza motivare particolarmente la propria posizione, ha accolto la richiesta per i seguenti lapidari motivi:

«Il terzo ad un contratto può invocare sulla base della responsabilità extracontrattuale, un inadempimento contrattuale dal momento che tale inadempimento gli ha causato un danno».(6)

Con questa risposta dell’Assemblea Plenaria della Corte di Cassazione, è ormai acquisito, in termini molto generali, che l’inadempimento contrattuale costituisce, di fatto una colpa delittuosa nei confronti dei terzi.

Si tratta di una sentenza di principio e questa sentenza crea una nuova regola relativa agli effetti del contratto nei confronti dei terzi.

Questo principio viene ripreso da allora senza restrizione da parte delle diverse camere della Corte di Cassazione(7) . Non è dunque più necessario ricorrere, per proteggere i terzi vittime, alla teoria della stipulazione del contratto a favore di un terzo, che era molto criticata.

La soluzione così posta dalla Corte di Cassazione è stata accolta con una certa perplessità dalla dottrina(8) . I professori osservano che il principio posto dalla Corte di Cassazione porterà ad avvicinare, se non a unificare, le azioni contrattuale e extracontrattuale.

Infatti, la sentenza mette fine a due questioni :

  1. la natura dell’inadempimento contrattuale suscettibile di conferire al terzo un’azione in responsabilità contro il debitore,
  2. il regime applicabile a questa responsabilità.

Sul primo punto, è ormai acquisito, come principio generale, che ogni inadempimento contrattuale può comportare la responsabilità del debitore nei confronti dei terzi. Visti i termini della sentenza del 6 ottobre 2006 e di quelle che sono state rese dopo, sembra che non occorra, come certi commentatori credono, limitare la responsabilità del debitore soltanto nei confronti di alcuni terzi (i terzi “interessati”) o relativamente alll’inesecuzione solamente di alcune obbligazioni contrattuali. L’avvocato generale aveva tuttavia attirato l’attenzione dell’Assemblea Plenaria sulla difficoltà di mettere fine alla questione in termini generali e di assimilare definitavemente la colpa contrattuale alla colpa extracontrattuale.

 

 

L’analisi delle giurisdizioni adite da richieste di terzi che si basano su violazioni contrattuali dovrebbe ormai concentrarsi essenzialmente sull’esistenza dell’inadempimento contrattuale e sul nesso di causalità.

Sul secondo punto, la natura extracontrattuale dell’azione in responsabilità del terzo leso, la giurisprudenza successiva alla sentenza commentata sottolinea che questa azione non si confonde con, per esempio, l’azione diretta contro l’assicuratore del responsabile di un sinistro previsto dal Codice delle assicurazioni(9) .

La sottomissione definitiva e incondizionale al regime extracontrattuale dell’azione in responsabilità avviata da un terzo al contratto contro il debitore creerà delle difficoltà se non delle sorprese! Infatti, il terzo non potrà, di principio, vedersi opporre :

  1. né l’articolo 1150 del Codice civile che scarta il risarcimento del danno contrattaule imprevedibile,
  2. né le clausole di valutazione forfetaria del risarcimento del danno.

Allo stesso modo, non gli si potranno più opporre le clausole restrittive della responsabilità che figurano nel contratto : queste sono inapplicabili alla responsabilità extracontrattuale(10)  !

I terzi al contratto alla fine vengono dunque trattati meglio dei contraenti..(11)

Il regime di responsabilità indotto dalla nuova soluzione della giurisprudenza è paragonabile a quello della responsabilità del produttore (denominata in diritto francese “responsabilità del fatto dei prodotti“).
 
Le conseguenze della generalità della soluzione adottata dalla Corte di Cassazione la mettono in difficoltà con il progetto di riforma del Codice civile, il cui articolo 1342 prevede che « quando  l’inesecuzione di una obbligazione contrattuale è la causa diretta di un danno subito da un terzo, questo può chiederne il risarcimento al debitore sulla base degli articoli dal 1362 al 1386. È allora sottoposto a tutti i limiti e condizioni che si impongono al creditore per ottenere risarcimento del proprio danno», il che significa che il terzo è allora sottoposto alle regole del contratto che egli invoca. Non è quella la soluzione adottata dalla Corte di Cassazione visto che si colloca sul terreno extracontrattuale...

E il progetto prevede anche che il terzo « può anche ottenere risarcimento sulla base della responsabilità extracontrattuale ma a carico per lo stesso di dimostrare uno dei fatti generatori » (della responsabilità extracontrattuale) - Cosa che la decisione della Corte di Cassazione contraddice allo stesso modo...Ci si può dunque chiedere se i principi posti dall’Assemblea Plenaria resisteranno alla riforma...

Infine, il debitore non potrà neanche far valere le brevi prescrizioni che sarebbero previste nel contratto, né le clausole attributive della competenza e le clausole che stabiliscono il diritto applicabile...

Così, in una fattispecie in cui l’assicuratore del carico di una nave che era affondata a causa del suo stato di grande rovina agisce contro il  Bureau Véritas che aveva consegnato all’armatore dei certificati di navigabilità : la Corte di Cassazione applica la regola di conflitto di leggi relativa alla materia extracontrattaule ed indica dunque come applicabile la legge dello Stato del luogo in cui il fatto dannoso si è prodotto(12) .

E’ soprattutto qui, in materia internazionale, che la soluzione adottata dalla Corte di Cassazione creerà delle situazioni inattese e sconvenienti per gli operatori stranieri : infatti, un produttore o un venditore tedesco di un prodotto utilizzato in Francia potrà essere citato davanti ai tribunali francesi e sulla base di un diritto francese da dei terzi ai quali la non conformità o i vizi del prodotto creano un danno...Il produttore o il venditore non potrà né invocare una clausola attributiva di giurisdizione, né invocare le calusole limitative della sua responsabilità !

 

RIASSUNTO: Questa giurisprudenza della Camera plenaria della Corte di Cassazione non dovrebbe essere sottovalutata. Le sue conseguenze dovrebbero essere oggetto di tutte le attenzioni dall’altra parte delle Alpi, ed in particolare in ragione dell’importante rischio di condanna al  risarcimento del danno che potrebbe indurre nei rapporti con i clienti finali dei prodotti.

 

(1) Oltre a M. X c’erano altri attori. Essi sono designati sotto la parola « consorti » dal momento che hanno lo stesso nome di famiglia.

(2) In data 6 ottobre 2006, ricorso n°05.13.255, disponibile sul sito http://www.legifrance.gouv.fr Rubrique„Jurisprudence“ –> „judiciaire“.

(3)   La Corte di Cassazione con una famosa sentenza « BESSE » del 12 luglio 1991 aveva rifiutato l’applicazione del regime contrattuale all’azione del committente contro il subappaltatore (Dalloz 1991, p.549)

(4)   Cass.civ. 1, 18 luglio 2000, Bull. civ. I n° 221
Cass.civ. 1, 13 febbraio 2001, Bull. civ. I n° 35
Cass.civ. 1, 18 maggio 2004, Bull. civ. I n° 141

(5)   Cass. com., 17 giugno 1997, Bull. civ. IV n° 187

(6) Cass. com., 8 ottobre 2002, JCP 2003. I, p. 152
Cass. com., 5 aprile 2005, Bull. civ. IV n° 81

  Cass. Ass. Plen. 6 ottobre 2006, ricorso n° 05-13255
Bull. Cass., n°9, p. 23
Dalloz 2006, Jurisprudence, p. 2825

(7)   Cass. com., 6 marzo 2007, Bull. IV n° 84
Cass.civ. 1, 27 marzo 2007, Bull. I n° 132
Cass.civ. 2, 10 maggio 2007, Bull. II n° 126
Cass.civ. 1, 15 maggio 2007, Bull. I. n° 193

(8)   Vedere, per esempio, VINEY, la responsabilità del debitore nei confronti del terzo al quale egli ha causato un danno mancando alla sua obbligazione contrattuale, Dalloz 2006, p.2825

(9)   Civ. 2, 10 maggio 2007 citato sopra nota 6

(10)   Era la fattispecie sottoposta all’Assemblea Plenaria : la locazione comportava una clausola di esclusione di  responsabilità. La dottrina considera tuttavia che il debitore dovrebbe poter opporre ai terzi le clausole contrattuali che definiscono/limitano i propri obblighi...

(11)   Tuttavia, il terzo non può ottenere tutti i vantaggi del contratto ; per esempio, non può avvalersi delle clausole penali, né, di principio, esigere l’esecuzione in natura del contratto.

(12) Cass. Civ. 1, 27 marzo 2007, Bull. I, n°132
nello stesso senso : Cass. Civ. 1, 28 ottobre 2003, Bull. I, n°219