IL CANONE OSAP SUL PASSO CARRABILE: TRIBUTO O CORRISPETTIVO?

di Vincenzo Miozzi

L’argomento trae spunto da una sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, precisamente la n.155 del 25 febbraio 2002 nella quale si stabiliva che:”Un passo carrabile è tassabile quando costituisca occupazione di suolo pubblico oppure un’area privata soggetta a servitù di pubblico transito…….” statuendo con ciò che la tassa per l’occupazione del suolo pubblico si applica anche in caso di “accesso necessitato” sullo spazio pubblico ovvero che sussiste il presupposto per l’applicazione del citato tributo anche nelle servitù di pubblico transito. La tassa OSAP disciplinata dagli artt.38-39 del D.Lgs. 507/93 è un’entrata tributaria, di carattere pubblicistico il cui presupposto è, in ogni caso, l’occupazione di un bene demaniale o patrimoniale indisponibile dell’ente locale. Perplessità a riguardo sorgono nel caso in cui, l’ente locale adotti il canone, la cui natura anche alla luce della sentenza del 14 marzo 2008 n.64 della Corte costituzionale, è quella di entrata patrimoniale, un corrispettivo verso un diritto personale o reale di godimento dei beni comunali o provinciali sottratti alla pubblica destinazione.

La prima riflessione è,dunque, se il canone OSAP possa o non essere annoverato in quella attività amministrativa che con acuta osservazione di autorevole dottrina (1) è da definirsi ablatoria obbligatoria per distinguerla da quella reale e personale analogamente a quanto avviene per la tassa.
Se non si verifica l’occupazione effettiva dello spazio pubblico non si configurano nemmeno i summenzionati diritti di godimento per cui mancherebbe quello che nei tributi è definito “presupposto” con la conseguenza che nessun corrispettivo può essere chiesto dall’Amministrazione al privato in quanto è salva l’integrità del bene pubblico con conseguente possibilità per i membri della collettività di poterne godere pienamente. Da ciò si evince che è da escludere la natura ablatoria obbligatoria ed un corrispettivo richiesto nel caso della servitù di pubblico transito ovvero nel passo carrabile costituisce un’ingiusta locupletazione dell’ente ai danni del privato cittadino che vedrebbe limitato l’accesso ad un diritto fondamentale previsto dall’art.42 della Costituzione nonché dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo: la proprietà privata. Tale limitazione è irragionevole poichè non si realizza un’occupazione per l’esercizio di un’attività lucrativa o personale di carattere eventuale come ad esempio il posizionamento di vasi o fioriere nello spazio antistante la propria abitazione ma la temporanea necessaria occupazione per raggiungere il proprio appartamento o box.

La seconda riflessione a tal riguardo è quella che la previsione, da parte del legislatore, art.63 del D.lsgs. 446/97, del canone non costituisce un mero mutamento del “nomen iuris” della tassa ma la volizione di un istituto più elastico volto ad escludere quelle fattispecie in cui non si configura la sottrazione de facto o di diritto, alla collettività, del bene pubblico o come ritiene la dottrina non sia ravvisabile la  rinuncia all’uso pubblico e per il quale il soggetto privato, non può essere sottoposto ad un sacrificio né dovrà conseguire il provvedimento concessorio nel quale dovrà essere contenuto il pagamento del canone (2). La servitù di pubblico transito come il passo carrabile costituiscono “occupazioni necessitate” nelle quali non v’è la libera determinazione del fruitore del suolo pubblico con conseguente esclusione dall’applicazione del canone di cui al D.lgs. 446/97.

 

1 GALLI R., Corso di Diritto amministrativo, ed. 1994 CEDAM;

2 Il Contenzioso delle entrate comunali, ed. 2006, IPSOA  a cura di Girolamo Ielo;

(3) CARMINEO D.,Il Contenzioso tributario negli enti locali,ed.2004, Sistemi Editoriali SE