Dall'analisi di bilancio alle verifiche fiscali

di Fabrizio Romano

 

SOMMARIO1. Premessa; 2. L’Analisi per Indici e per Flussi: brevi cenni; 3. Dall’Analisi di Bilancio alla ThinCapitalization; 4. Un caso pratico; 5. Considerazioni conclusive
di Fabrizio Romano*

 

1. Premessa

 

Nell’economia moderna il bilancio di esercizio costituisce il fulcro centrale del sistema informativo di bilancio, sia per soddisfare esigenze di informazione interna, sia per comunicare all’esterno dati ed informazioni utili alle varie categorie di soggetti che, direttamente o indirettamente, sono interessati al divenire economico, finanziario e patrimoniale dell’impresa(1) . Tra i vari soggetti che esprimono attese di conoscenze dell’”organismo aziendale” è opportuno ricordare i seguenti:

    1. gli organi di governo aziendale;
    2. i conferenti capitali di rischio;
    3. i finanziatori individuali e istituzionali;
    4. L’Amministrazione finanziaria;
    5. I lavoratori dipendenti;
    6. Terzi vari (consulenti,creditori commerciali, ecc..)

Il Bilancio è quindi definibile come: “il documento che fornisce, anche “nell’interesse pubblico” le informazioni sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’azienda.” Esso consiste in un ordinato sistema di valori riepilogato in tre documenti tra loro complementari: lo Stato Patrimoniale,il Conto Economico, la Nota Integrativa. Il bilancio ufficiale possiede, tuttavia, dei limiti e presenta non poche difficoltà d’interpretazione.(2)
Considerato che una valutazione più significativa delle potenzialità dell’impresa sarebbe possibile qualora si disponesse di bilanci compilati per scopi informativi interni, finalizzati ad ottenere l’immagine più realistica possibile dell’andamento economico e finanziario dell’impresa stessa, l’attingere queste informazioni all’esterno dell’impresa non sempre è agevole. A tale aspetto cui l’Amministrazione Finanziaria è protesa, nei suoi controlli fiscali, si aggiunge l’esigenza degli analisti finanziari di chiarire gli aspetti più rilevanti dell’andamento delle imprese oggetto di investimento o di finanziamento. Se si considera, inoltre, che numerosi responsabili d’azienda necessitano di costanti diagnostiche dell’andamento gestionale, nasce, allora, la necessità di disporre di una metodologia d’indagine che, presupponendo l’attendibilità dei dati, superi quei limiti informativi di una struttura rigida degli schemi di bilancio in ossequio a norme civilistiche(3) di redazione ed a stime e congetture di non diretta derivazione contabile.
E’ dunque nell’analisi di bilancio(4) che molti intravedono una metodologia che possa garantire il maggior livello di corretta analisi interpretativa il più possibile omogenea nel tempo e nello spazio. Tra coloro che da tempo vedono nell’analisi di bilancio un valido strumento di supporto all’attività propria istituzionale va sicuramente annoverata l’Amministrazione Finanziaria che, attraverso mirati controlli fiscali, persegue da anni forme sempre più sofisticate di evasione fiscale.  
Con il presente lavoro si tenterà di analizzare la disciplina in oggetto che, negli ultimi anni, è stata interessata da una costante e crescente rivalutazione sia da parte degli operatori finanziari con l’accordo di Basilea 2, sia dagli organi preposti al controllo, ponendo l’accento sui riflessi nelle verifiche fiscali a soggetti di rilevanti dimensioni.

 

2. L’Analisi per Indici e per Flussi: brevi cenni.  

 

Le analisi di bilancio possono essere di due diversi tipi a seconda delle informazioni che si vogliono conoscere:

  1. L’analisi di bilancio consuntiva che, tra le tante finalità, ha anche quella di agevolare la lettura delle scelte aziendali;
  2. L’analisi di bilancio prospettica protesa prevalentemente alla verifica di fattibilità dei piani e programmi gestionali.

Per le finalità del presente lavoro si porrà l’attenzione all’analisi di bilancio consuntiva la quale viene condotta attraverso specifiche tipologie di strumenti ovverosia:

  1. Gli indici di bilancio;
  2. I flussi finanziari di bilancio;
  3. I margini patrimoniali-finanziari;
  4. I margini economico-reddituali

Per avere una panoramica sulla situazione aziendale in un certo arco temporale con un limite però di oggettiva staticità, allora sarà necessario ricorrere ad un’analisi per indici mediante il calcolo di specifici ratios. Qualora dovessimo valutare l’opportunità di ricorrere ad un’analisi di tipo dinamica attuata con la redazione di un prospetto (Rendiconto Finanziario), allora sarebbe più indicata un’analisi per flussi in grado di evidenziare le variazioni nella situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda.(5)
L’analisi per indici, si presta più favorevolmente ai confronti fra aziende diverse che operano nello stesso settore merceologico, al fine di valutare in una logica di analisi gestionale la maggiore o minore efficienza delle stesse, contro una più mirata e proficua pianificazione di controlli fiscali che vedono coinvolte imprese che per struttura, volume d’affari e medesimi stadi di commercializzazione e/o produzione, presentano incongruenze che portano l’Amministrazione Finanziaria a ritenere di dover procedere ad un maggior approfondimento non solo in un’ottica di “Studi di settore”(6) – approccio peraltro già da tempo usato dall’Amministrazione Finanziaria ed oggetto di ulteriori interventi(7) con la legge 296/2006 c.d. Finanziaria 2007-  ma soprattutto nella prospettiva di verifiche fiscali sempre più mirate ad alcune poste di bilancio con un minor dispendio di risorse e tempi di esecuzione garantendo margini di efficienza, efficacia ed economicità di quella parte dell’apparato dello Stato preposta alla vigilanza sul corretto adempimento delle norme tributarie.

 

3. Dall’Analisi di Bilancio  alla Thin Capitalization  

 

Prima di addentrarsi nell’analisi particolareggiata delle fasi procedurali della disciplina, si ritiene necessario evidenziare alcuni aspetti relativi all’Analisi di bilancio che si articola, solitamente, nei seguenti momenti operativi:

  1. formulazione di un giudizio sulla correttezza formale e sulla significatività dei valori di bilancio;
  2. riclassificazione dello Stato Patrimoniale secondo il criterio finanziario;
  3. riclassificazione del Conto Economico per aree di risultato;
  4. determinazione ed interpretazione degli indici di bilancio;
  5. costruzione di un sistema di coordinamento degli indici per puntuali comparazioni temporali, spaziali e con indici standard;
  6. interpretazione del sistema degli indici ed espressione di un giudizio sui risultati raggiunti.

In particolare lo Stato Patrimoniale ed il Conto Economico verrebbero così riclassificati aggregando i valori di bilancio in macroaree di riferimento funzionali all’elaborazione:
a b
Senza addentrarci nell’analisi degli innumerevoli indici di bilancio(8) pare opportuno in questa sede esaminare quegli indici che presentano una maggiore rilevanza fiscale. Tra questi possiamo, sintetizzando i contenuti delle diverse metodologie di controllo pubblicate dall’Agenzia delle Entrate  e ben note alle diverse categorie reddituali, individuare la seguente rosa di indici particolarmente significativi:

  1. ROTAZIONE DEL MAGAZZINO;
  2. PCR: PERCENTUALE DI RICARICO;
  3. PRODUTTIVITA’ MEDIA PER ADDETTO;
  4. RCI: ROTAZIONE DEL CAPITALE INVESTITO ;
  5. ROE: indice di redditività del capitale proprio;
  6. ROI: redditività del capitale investito;
  7. ROS: redditività delle vendite;
  8. TASSO DI INCIDENZA DELLA GESTIONE NON CARATTERISTICA
  9. FUNZIONE DI ALTMAN.

 
 Attenzione meritano i c.d. Indici di natura economica. Se infatti l’analisi della situazione economica è rivolta a testare la capacità - da parte dell’azienda - di copertura dei costi  attraverso la realizzazione dei ricavi derivanti dalle vendite o dalle prestazioni, è facile dedurne che il Fisco  considera tali indici come lo strumento di valutazione se l’impresa possa o meno conseguire un congruo utile o mark-up positivo, che deve poi tradursi in reddito imponibile ai fini della tassazione. E’ in questa logica che l’Amministrazione finanziaria pone l’accento sull’analisi della situazione reddituale di concerto con un’analisi della produttività, quest’ultima non vista fine a se stessa ma come complemento all’attività di ricostruzione induttiva dei ricavi(9) .
Nell’analisi della situazione reddituale se il ROE(10) (indice di redditività del capitale proprio) pari al rapporto [Utile d’esercizio netto/Capitale Proprio]  presenta valori positivi con i>0 allora l’azienda avrà conseguito degli utili e pertanto l’indice misurerà in termini percentuale il ritorno, in termini di utili del capitale investito. In caso contrario l’azienda è in perdita. Se il ROE lo andiamo ad interpretare combinando il risultato ottenuto con il grado di autonomia finanziaria GRF(11) dove il capitale proprio viene rappresentato in termini percentuali del totale delle fonti, indicando pertanto una bassa o alta autonomia finanziaria ed incrociamo poi i valori così ottenuti con l’indice di dipendenza finanziaria(12) potremo avere il polso della situazione del maggiore o minore indebitamento, eventualmente con i soci qualificati(13) o parti correlate(14) (se presenti) portando alla ragionevole necessità da parte del verificatore di controllare le problematiche connesse alla Thin Capitalization(15) . Dubbio ulteriormente avvalorato da un controllo combinato dell’effetto leverage(16) e dal quoziente di indebitamento(17) .
Vediamo un breve esempio (ROE=0,022;GRF=0,14;Ind.Dipendenza Finanziaria=0,65;LF=7,20;Quoz.Indebitamento=4,71 ciò indicherebbe in primis un basso rendimento del Capitale Proprio ed un alto indebitamento dove il capitale di terzi rappresenta il 65% delle fonti). Partita tale segnalazione di possibile anomalia si passa ad un successivo, vero e proprio, controllo nel merito sulla corretta applicazione della “Thin Cap”, mediante l’analisi di due importanti indici introdotti dalla riforma fiscale (Legge n. 80 del 7/04/2003).
 Il primo è il Debit Equit Ratio DER = [debiti garantiti da soci qualificati/Patrimonio netto]. Esso segnala l’indeducibilità degli interessi passivi (art. 98 del DPR 917/86) relativi a finanziamenti direttamente garantiti da soci o parti correlate. Se l’indice è superiore al valore 4 (dal 2005 è passato a valore 5) scatta allora l’indeducibilità di una parte degli interessi passivi che dovranno essere calcolati secondo un’apposita formula(18) . La quota indeducibile, invece, è determinabile moltiplicando la quota eccedente * (interessi passivi su finanziamento garantiti dai soci/la consistenza media degli stessi) il tutto meno la quota d’interessi passivi indeducibili su prestiti obbligazionari.
Il secondo indice introdotto dalla legge n. 80 del 2003 è il Test di applicabilità del Pro-Rata d’indeducibilità degli interessi passivi TPR = [valore di libro delle partecipazioni PEX - Patrimonio netto contabile rettificato](19) . Posta la percentuale di indeducibilità (A) (art. 97 del DPR 917/86) pari a [eccedenza * (attivo patrimoniale – patrimonio netto rettificato – debiti commerciali) * 100] la quota indeducibile sarà pari a percentuale (A) * (int. pass. totali – interessi pass. inded art. 98 – interessi attivi) – dividendi da partecipazioni con requisiti pex.
Indicatori di anomalie che possono far scattare nei verificatori fiscali l’interesse su un maggior e dettagliato riesame del valore delle rimanenze (il c.d. magazzino) è la percentuale di ricarico PCR = [(Ricavi di vendita-Costo del venduto)/Costo del venduto*100](20) .Tale indice consente di evidenziare l’incidenza del ricarico applicato ai beni destinati alla produzione e/o alla vendita sul totale del fatturato. Di duplice valenza sono l’indice di produttività media per addetto(21) e il valore della produzione pro-capite(22) non solo per un particolareggiato controllo fiscale in sede di verifica ma, analizzando le metodologie degli studi di settore e i relativi cluster, è possibile riscontrare come dall’incrocio di tali dati la minaccia di segnalazione di “Incoerenza”(23) del proprio studio di settore è più concreta che mai.
Ritornando agli strumenti utili all’individuazione dei soggetti da sottoporre al controllo, si potrebbe, mutuando dall’approccio aziendalistico e statistico, far ricorso allo studio della Funzione di Altman.
Tale funzione, a cui anche l’accordo di Basilea 2 ha fatto ricorso per l’individuazione di rating bancari non solo finalizzati ad individuare un buon equilibrio finanziario dell’impresa ma e soprattutto per valutare la c.d. probability of default.(24) , permette di prevedere con alcuni anni di anticipo eventuali crisi aziendali connesse a squilibri finanziari tali da condurre ad un irreversibile stato di insolvenza. L’elaborazione della formula può essere fatta sulla base dei soli dati indicati nel quadro RS della dichiarazione Unico e per tale motivo può essere utilizzata in sede di selezione dei soggetti da sottoporre a controllo.
 La suddetta funzione permette di calcolare un dato di sintesi delle  predette informazioni, appunto detto “INDICE DI ALTMAN” pari alla seguente formula che adattata al mercato italiano risulterebbe = 1,981x(Capitale circolante/Totale attività)+9,842x(Utile non distribuito/Totale attività)+1,95x(Reddito operativo/Totale attività)+3,206x(Capitale proprio/Passività correnti + consolidate)+ 4,037x(Vendite/Totale attività). L’indice potrebbe assumere i seguenti valori: i > 8,105: segnala una serenità in ordine all'equilibrio finanziario dell'impresa con i > 4,8 e < 8,1 allora difficile è stabilire alcun giudizio sull'andamento aziendale;. Con i < 4,846: l’equilibrio finanziario dell'impresa risulta già gravemente compromesso per cui è facile desumere che se dopo due o tre anni l’azienda è ancora “attiva”, con ogni probabilità, o sono inattendibili i dati di bilancio esaminati oppure negli esercizi successivi sono stati impostate politiche di bilancio che meritano un controllo approfondito sotto il profilo dei flussi di finanziamento.

 

4. Un caso pratico

 

Supponiamo di dover esaminare la situazione patrimoniale,reddituale e finanziaria di una società(25) che sia stata selezionata con l’impiego di alcuni strumenti, primo fra tutti la Funzione di Altman. Acquisiti i dati di bilancio ed in possesso del relativo bilancio di verifica provvediamo ad inserire i dati in possesso in uno schema di bilancio riclassificato (Stato Patrimoniale e Conto Economico riclassificati come da paragrafo 3).
Tab.1 – Stato Patrimoniale Riclassificato.
c 

 


Tab.2 – Conto Economico Riclassificato.

 

cliccare per visualizzare la tabella

 

Le voci evidenziate indicano i conti che presentano, rispetto al trend del passato, alcune anomalie che meritano di essere approfondite nel controllo.

Rielaborando i dati di bilancio e tenendo conto dei diversi indici di natura Patrimoniale, Finanziaria ed Economica, è possibile raccogliere informazioni utili ad un approfondito controllo tanto di natura gestionale quanto fiscale, ciò che da una prima lettura superficiale del Bilancio d’Esercizio non sarebbe stato agevole, se non addirittura impraticabile. Vediamo in concreto quello che risulterebbe, tenendo conto delle tabelle 1 e 2 di cui sopra:

cliccare per visualizzare la tabella  

 


5. Considerazioni finali

 

Da questa breve disamina emerge, a parere dello scrivente, come lo strumento dell’analisi di bilancio, da tempo impiegato dall’Amministrazione Finanziaria per mezzo di appositi Uffici Analisi e Ricerca, costituisca un valido ed insostituibile sostegno non solo in fase selettiva dei soggetti da sottoporre al controllo, ma soprattutto nelle prime fasi del controllo in azienda, attraverso le quali è possibile individuare una serie di conti che meritano, più di altri, un più accurato controllo. Posto, però, che gli indici di bilancio forniscono solo indizi e sintomi (non cause), allora è ragionevole pensare che alcune anomalie statistiche rilevate in sede di selezione, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, possano, semplicemente, trovare giustificazioni e origine in circostanze extra fiscali. In tal caso esse non possono essere considerate, in via assoluta, come uno strumento diagnostico autonomo ed infallibile, sufficiente a far scattare – in maniera acriticamente deterministica -  il meccanismo della presunzione dell’irregolarità fiscale.
 La presenza di anomalie statistiche va considerata ed interpretata dal Verificatore filtrandola  attraverso il vaglio critico di una matura professionalità, nella quale confluiscono e si fondono preparazione tecnico-scientifica, intuizione, esperienza. E’ il mix di questi requisiti  che fa di un Verificatore non un semplice ed implacabile congegno, quasi un automa fiscale (funzione che sarebbe svolta dal sistema informatico in maniera forse più efficace ed efficiente in termini di volumi ed economicità dei controlli), ma un vero e proprio investigatore tributario, profilo professionale da qualche tempo codificato e valorizzato in seno all’Amministrazione finanziaria.

 

* Le opinioni sono espresse a titolo personale e non rappresentano quelle dell’Istituzione di appartenenza

 

(1) Cfr. A. Pescaglini,R. Pescaglini, Ragioneria Generale – X Edizione, Edizioni Giuridiche Simone, pag. 374 e 375

(3) L’art. 2423. “Redazione del bilancio.” Recita: “Gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale (cfr. 2424), dal conto economico (cfr. 2425) e dalla nota integrativa (cfr. 2427)….”

(4) L’analisi di bilancio è un complesso processo interpretativo dei valori aziendali che si concreta nella rielaborazione-riclassificazione (normalizzazione) dei dati di uno o più bilanci in modo da ottenere da essi una serie di informazioni significative sull’equilibrio economico,finanziario e patrimoniale dell’azienda esaminata.

(5) Sul punto Calogero COLLANA “Analisi di Bilancio” ,corso su verifiche di medie dimensioni –D.R.E. Lombardia, Ufficio Controlli Fiscali – Anno 2007;

(6) Nel caso degli studi di settore La congruità: misura la corrispondenza dei ricavi dichiarati ai dati calcolati col procedimento statistico (probabilità all’interno della curva di Gauss modello a campana); Indici di coerenza: indicano invece la coerenza dei dati dichiarati in relazione ad alcuni elementi contabili e strutturali desunti sempre dai dati contabili. Ad esempio: La rotazione del magazzino, che evidenzia  il numero di volte che il magazzino si è rinnovato per effetto delle vendite. L’indice di produttività per addetto, che misura i ricavi mediamente prodotti per dipendente. L’incoerenza può essere considerata come un campanello di allarme di alcune situazioni anomale. Andrebbero in effetti ricercati i motivi che hanno provocato l’incoerenza dei dati dichiarati pur in presenza di congruità. Potrebbe trattarsi di una congruità costruita ad arte manipolando la contabilità.

(7) Novità introdotte dalla Legge 296/2006 (Finanziaria per il 2007) si tratta di indicatori di coerenza di normalità economica:
- VALORE AGGIUNTO PER ADDETTO: scatta il livello di attenzione quando il rapporto tra valore aggiunto (dato dalla differenza tra valore della produzione meno costi della produzione eccetto costi del personale) e numero di dipendenti risulta inferiore e certe soglie.
- ROTAZIONE DEL MAGAZZINO O DURATA DELLE SCORTE: scatta il livello di attenzione quando sussiste un anomalo incremento delle rimanenze finali rispetto alle esistenze iniziali (merci, prodotti fin. semilavorati ecc.). In tal caso il costo del venduto diminuisce, aumentando la percentuale di ricarico dovrebbero aumentare i ricavi.
- REDDITIVITA’ BENI STRUMENTALI: scatta il livello di attenzione quando il rapporto tra margine operativo lordo (ROL) e valore dei beni strumentali è inferiore a determinate soglie previste dallo Studio di Settore di ciascuna attività considerata.
- RAPPORTO TRA AMMORTAMENTI più CANONI DI LOCAZIONE (relativo a beni strumentali mobili) E COSTO STORICO DEGLI STESSI (indicati negli allegati dello stesso studio): scatta il livello di attenzione quando il rapporto tra le due entità supera una certa soglia. L’eccedenza viene moltiplicata per un coefficiente (variabile in relazione all’attività esercitata) al fine di ricostruire una soglia di ricavi.
I nuovi indicatori sono stati inseriti nelle note metodologiche e verranno aggiunte alcune informazioni al quadro F (elementi contabili) dell’allegato Studi di Settore; Una eventuale incoerenza a uno o più indicatori di Normalità Economica inciderà direttamente sul ricavo puntuale di riferimento comportandone una maggiore stima (valore di adeguamento più alto)

(8) Tra gli indici Patrimoniali: grado di rigidità degli impieghi;grado di elasticità degli impieghi;grado di autonomia finanziaria;indice di dipendenza finanziaria;leva finanziaria;Quoziente d’indebitamento;grado di rigidità dei finanziamenti;
Tra gli indici di solidità: margine di struttura essenziale;quoziente di autocopertura delle immobilizzazioni;margine di struttura globale;quoziente di copertura delle immobilizzazioni;
Tra gli indici di natura finanziaria:

  1. indice di liquidità: capitale circolante netto;grado di tensione finanziaria;margine di tesoreria;quoziente di liquidità;
  2. indici di rotazione: rotazione del capitale investito; rotazione del capitale fisso;rotazione dell’attivo circolante; rotazione del magazzino; rotazione dei crediti commerciali;durata media del magazzino;durata media dei debiti commerciali;durata media dei crediti commerciali;

(9) Si veda in tal senso la Circolare n°44/E del 4 maggio 1994 sugli Studi di Settore;

(10) ROE: indice di redditività del capitale proprio pari a [UTILE DI ESERCIZIO NETTO / CAPITALE PRORPIO] Dove sulla base dei dati indicati dalle Società in dichiarazione dei redditi avremo che:
Utile (Perdite) netto = RS36_COL2 oppure RS37_COL2
Capitale proprio = (Capitale netto iniziale + Capitale netto finale)/2
Capitale netto iniziale = (RS01_COL1 + RS02_COL1 + RS03_COL1 + RS04_COL1 + RS05_COL1 + RS06_COL1 +RS07_COL1 + RS08_COL1 + RS09_COL1 + RS10_COL1 + RS11_COL1 + RS12_COL1 +RS13_COL1 + RS14_COL1 ) - ( RS20_COL1 + RS21_COL + RS22_COL1+ RS23_COL1 +RS24_COL1 + RS25_COL1)
Capitale netto finale = RS15_COL2 + RS16_COL2 + RS17_COL2 + RS18_COL2 + RS19_COL2 + ( RS36_COL2 oppure RS37_COL2)
N.B.: RS36_COL2 e RS37_COL2 sono in alternativa poiché rappresentano o gli utili o le perdite. Bisogna tener presente che se sono delle perdite (RS37_COL2) l'importo bisogna considerarlo negativo.
Capitale netto iniziale = totale attività (saldo iniziale) - totale passività (saldo iniziale).
Capitale netto finale = Capitale + versamenti in conto capitale eseguiti dai soci + riserve di rivalutazione + altre riserve del patrimonio netto + utili (perdite) portati a nuovo + utile dell’esercizio.

(11) GRF: grado di autonomia finanziaria pari a [CAPITALE PRORPIO (P.NETTO) / TOT. FINANZIAMENTI] Dove sulla base dei dati indicati dalle Società in dichiarazione dei redditi avremo che:
Patrimonio netto = RS15_COL2 + RS16_COL2 + RS17_COL2 + RS18_COL2 + RS19_COL2 + (RS36_COL2 opp. RS37_COL2 )
Totale passività = (RS15_COL2 + RS16_COL2 + RS17_COL2 + RS18_COL2 + RS19_COL2 + RS20_COL2 + RS21_COL2 + RS22_COL2 + RS23_COL2 + RS24_COL2 + RS25_COL2 ) + ( RS36_COL2 oppure RS37_COL2)
N.B.: RS36_COL2 e RS37_COL2 sono in alternativa poiché rappresentano o gli utili o le perdite. Bisogna tener presente inoltre che se sono presenti delle perdite (RS37_COL2) l'importo bisogna considerarlo negativo.
Un’altra formulazione del grado di solidità patrimoniale dell’azienda è ottenuta rapportando i mezzi propri e i mezzi di terzi. Questa seconda formulazione è meno diffusa nelle analisi concrete.

(12) indice di dipendenza finanziaria pari a [CAPITALE DI TERZI / TOT. FINANZIAMENTI] dove Quanto più tale indice si  avvicina all’unità più l’azienda dipende dal capitale di terzi sul totale dei finanziamenti. Sulla base dei dati indicati dalle Società in dichiarazione dei redditi avremo che:
Capitale di terzi = (RS22_COL2 + RS23_COL2 + RS24_COL2 + RS25_COL2)
Totale passività = (RS15_COL2 + RS16_COL2 + RS17_COL2 + RS18_COL2 + RS19_COL2 + RS20_COL2 + RS21_COL2 + RS22_COL2 + RS23_COL2 + RS24_COL2 + RS25_COL2 ) + ( RS36_COL2 oppure RS37_COL2 )

(13) Sono soci qualificati i soggetti che controllano direttamente o indirettamente la società o quelli con quota di partecipazione diretta o indiretta almeno pari al 25%;

(14) Per parti correlate si intendono società controllate dal socio ai sensi dell’art. 2359 del c.c. nonché coniugi e familiari

(15) Tra le innovazioni fiscali introdotte dalla riforma tributaria la thin capitalizzazion rule trova più delle altre un’applicazione anche per le società holfing. La norma dispone che se i finanziamenti erogati o  garantiti dai soci di società o parti correlate superano di quattro volte l’ammontare del patrimonio netto contabile di loro competenza (opportunamente calcolato) la parte di interessi passivi proporzionalmente all’eccedenza diversa indeducibile.

(16) LF: LEVA FINANZIARIA (Leverage) dove con valori di i = 1: l’azienda copre i propri investimenti con il capitale di rischio (proprio); i > 1: l’azienda ha fatto ricorso al capitale di terzi e quanto più è elevato l’indice maggiore è l’indebitamento; i </= 2: risultato ottimale poiché c’è equilibrio tra mezzi propri e capitali di terzi. Considerando la dichiarazione dei redditi avremo che
Capitale investito = (RS01_COL2 + RS02_COL2 + RS03_COL2 + RS04_COL2+ RS05_COL2 + RS06_COL2 + RS07_COL2 + RS08_COL2+ RS09_COL2 + RS10_COL2 + RS11_COL2 + RS12_COL2 + RS13_COL2 + RS14_COL2)
Capitale proprio = (RS15_COL2 + RS16_COL2 + RS17_COL2 + RS18_COL2+ RS19_COL2 ) + (RS36_COL2 oppure RS37_COL2 )
N.B.: RS36_COL2 e RS37_COL2 sono in alternativa poiché rappresentano o gli utili o le perdite. Bisogna tener presente inoltre che se sono presenti delle perdite (RS37_COL2) l'importo bisogna considerarlo negativo.

(17) QUOZIENTE DI INDEBITAMENTO pari a [CAPITALE DI TERZI / CAPITALE PROPRIO] dove con i = 1: capitale proprio e di terzi si equivalgono; i > 1: ad esempio 2 significa che l’importo del capitale di terzi è il doppio di quello proprio.
Considerando i dati da dichiarazione dei redditi avremo che:
Capitale di terzi = (RS22_COL2 + RS23_COL2 + RS24_COL2 + RS25_COL2)
Capitale proprio = ( RS15_COL2 + RS16_COL2 + RS17_COL2 + RS18_COL2+ RS19_COL2 ) + ( RS36_COL2 oppure RS37_COL2 )

(18) NUMERATORE: consistenza media dei finanziamenti erogati o garantiti da soci qualificati (art. 2359 c.c. perc. 25%) o parti correlate al netto di finanziamenti infruttiferi. DENOMINATORE: patrimonio netto di competenza del socio qualificato considerando il patrimonio netto contabile della società risultante dal bilancio chiuso per l’esercizio precedente  e rettificato dei seguenti elementi:

  1. Crediti verso soci per conferimenti non ancora eseguiti;
  2. Valore di libro delle azioni proprie in portafoglio;
  3. Perdite subite se non ripianate entro la chiusura del secondo anno successivo cui si riferiscono;
  4. Partecipazioni in società di capitali o di persone controllate e collegate (non appartenenti al settore bancario) valutate al minore tra valore di libro e patrimonio netto contabile. 

(19) Dove:
1° TERMINE: PEX partecipazioni con requisiti di esenzione, la cui cessione genera plusvalenze esenti. Requisiti:

  1. ininterrotto possesso nei 12 mesi precedenti;
  2. iscrizione delle suddette partecipazioni nell’attivo immobilizzato (imm. Finanziarie);
  3. se non residente in Italia purché residente in un paese in cui sia vigente un accordo con l’Italia contro le doppie imposizioni (Convenzioni bilaterali);
  4. si tratti di una società operativa (ex. Art. 55 TUIR).

2° TERMINE: Patrimonio Netto Rettificato DEI SEGUENTI ELEMENTI:

  1. crediti verso soci per conferimenti non ancora eseguiti;
  2. perdite subite se non ripianate entro la chiusura del secondo anno successivo cui si riferiscono.

(20) Dove:
Ricavi = RS26_COL1 + RS30_COL1
Costo del venduto = ( RS31_COL1 + RS32_COL1 + RS35_COL1 + RS36_COL1 + RS06_COL1 + RS07_COL1 + RS08_COL1 + RS09_COL1) - (RS06_COL2 + RS07_COL2 + RS08_COL2 + RS09_COL2 )

(21) PRODUTTIVITA’ MEDIA PER ADDETTO = RICAVI DI VENDITA / NUMERO DI DIPENDENTI Misura il volume di ricavi mediamente prodotto da ciascun dipendente impiegato nell’attività produttiva
Dove:
Ricavi = RS26_COL1 + RS30_COL1
Numero dipendenti in NOTA INTEGRATIVA voce 15.

(22) VALORE DELLA PRODUZIONE PRO-CAPITE = VALORE DELLA PRODUZIONE / NUMERO DIPENDENTI Misura il valore della produzione mediamente attribuibile all’apporto lavorativo di ciascun dipendente impiegato nell’ambito dell’attività produttiva.
Dove:
Valore della produzione dal quadro IQ51 (IRAP)
Numero dipendenti in NOTA INTEGRATIVA voce 15.

(23) L’incoerenza può essere considerata come un campanello di allarme di alcune situazioni anomale.

  1. Andrebbero in effetti ricercati i motivi che hanno provocato l’incoerenza dei dati dichiarati pur in presenza di congruità.
  2. Potrebbe trattarsi di una congruità, secondo taluni, costruita ad arte manipolando la contabilità.

(24) Cfr. BASILE 2,il rating come effetto di una governance orientata dall’analisi di bilancio di Gian Giuseppe Pecorella su Settimana Fiscale n° 20 del 18 maggio 2006 –Edizioni Il sole 24 ore;

(25) caso di studio,tratto da Calogero COLLANA “Analisi di Bilancio” op.citata
N.B.
I DATI DA DICHIARAZIONE DEI REDDITI SI RIFERISCONO AGLI ULTIMI MODELLI SOCIETA’ DI CAPITALI QUADRO RS

Alcuni riferimenti bibliografici:
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• Amaduzzi, Tematica sui bilanci delle società azionarie, Klib, 1971
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