Le frodi nazionali, l'IVA intracomunitaria e il diritto italiano

di Maria Cristina Bruno

 

Le frodi IVA (caso tipico le "Frodi carosello") continuano ad essere aspetto di  preoccupazione e, a livello nazionale e, sopratutto, a livello comunitario. In più occasioni il Legislatore nazionale  ha cercato di arginare tale fenomeno, anche ricorrendo ad una attività ad hoc di intelligence: comprendere cioè i rischi di frode, gestire il fenomeno, cercare di investigare e prevenire le frodi specifiche, scoraggiare e prevenire l'attività fraudolenta.
L'attuale regime provvisorio dell'IVA intracomunitaria non risolve il problema. Anzi produce maggiori rischi di frode.  Al contrario, il regime definitivo, basato sul principio della tassazione nel Paese di origine, potrebbe risolvere il fenomeno delle frodi, ma si tratta di una soluzione di difficile attuazione proprio per la differente autonomia tributaria di ogni Paese Ue. Sarebbe importante applicare uniformi aliquote di imposta, ma l'eliminazione delle frontiere fiscali e le ridotte possibilità di controllo presentano ostacoli, allo stato, non ancora risolvibili.
Oggi in Italia il fenomeno delle frodi carosello è particolarmente diffuso nel settore dell'auto, dei prodotti ad alto valore aggiunto, telefonini, palmari, computer, bigiotteria, carni, oggetti piccoli facilmente sostituibili privi del numero di telaio delle macchine...Arrivano via cargo e i confini dello Stato agevolano i movimenti successivi. Fenomeno emergente è poi il "far carosello" nel settore alimentare (alcolici), e delle opere d'arte. Senza dimenticare il nuovo fronte dell'Est, Romania e Bulgaria: aziende italiane comprano in Cina, sdoganano container nei nuovi Paesi EU  dove la corruzione facilita l'emissione del T1 (il documento di garanzia doganale) che scorta la merce sino alla dogana italiana di destinazione. Una volta introdotta la merce in Italia l'azienda italiana scompare e i lenti e farraginosi controlli intracomunitari danno tutto il tempo di consumare la truffa con buona pace dell'Iva e della Ue.
Il fenomeno delle frodi è di particolare pericolosità ed incidenza per il bilancio europeo e degli Stati membri. Ma è anche un problema di concorrenza sleale e alterazione delle regole di mercato.
Diverse le strategie adottate dall'Amministrazione finanziaria italiana nella lotta alle frodi fiscali. Con l'aiuto e lo sviluppo delle tecnologie informatiche adotta una capace attività di intelligence, attua l'analisi dei rischi e forma il personale con corsi specialistici, sviluppa la collaborazione con gli altri Stati membri al fine di potenziare quel necessario scambio di informazioni e dati, utili a contrastare e prevenire il fenomeno, con l'attuazione delle indagini finanziarie e le verifiche bancarie, la normativa sull'antiriciclaggio cerca di individuare i veri responsabili delle frodi.
Diverse le forze in campo: l'Agenzia delle Entrate, l'Agenzia delle Dogane,  la Guardia di Finanza lavorano in stretta collaborazione e nel rispetto del regolamento EU n. 1218 del 2003, il rafforzamento della cooperazione internazionale, il potenziamento dello scambio di informazioni e flussi di dati tra l'Italia e gli altri Paesi.
Il Legislatore nazionale valuta  e studia con attenzione il fenomeno del regime del margine, assai frequente nel settore auto usate, quello dei crediti Iva, spesso legati al fenomeno dei rimborsi per imposte non dovute illegittimamente compensate poichè derivanti da operazioni fittizie, il settore immobiliare e dell'edilizia. Strumenti adottati sono la presentazione telematica di istanze e dichiarazioni, pagamenti telematici, tutti quegli strumenti cioè atti a monitorare le transazioni. Talvolta tuttavia, la norma italiana nasce con lo scopo della semplificazione ma in realtà produce effetti contrari tramite l'adozione di strumenti invece, che favoriscono evasione ed elusione fiscale.
Caso di specie è la FRODE CAROSELLO classico esempio di frode Iva. Consiste nel coinvolgimento di più soggetti in un'operazione commerciale che può interessare diversi Paesi posti all'interno del territorio comunitario. Consiste nell'effettuazione di un acquisto intracomunitario -non imponibile ad Iva- da parte di un soggetto interposto che a sua volta acquista beni per la rivendita ad un soggetto terzo (cartiera)-imponibile Iva- e ad un valore pari al prezzo di acquisto. La società "filtro", ricopre un ruolo strategico all'interno della frode operando quale "stabilizzatore" poiché, di fatto, interposta tra la cartiera e l'intermediario. L'obiettivo è quello di occultare la diretta connessione tra la cartiera stessa e l'effettivo destinatario della merce, rendendo così difficoltoso, per gli investigatori, il reperimento degli elementi probatori per l'individuazione degli effettivi beneficiari del meccanismo evasivo che, solitamente, sono da ricondurre allo stesso fornitore comunitario della merce e al cessionario finale della stessa.
Non viene versata l'Iva dovuta e il soggetto terzo cessa la sua attività e scompare rapidamente. Rimane salva la possibilità di fruire del credito Iva e di rivendere la merce acquistata a prezzi competitivi.
Attraverso questo particolare meccanismo, infatti, l'ultimo acquirente si trova a dover versare un corrispettivo inferiore al valore normale dei beni. Ovvio che tali operazioni provochino turbative di mercato con fenomeni di  concorrenza sleale per commercio di beni con valori inferiori ai normali prezzi praticati da operatori "regolari", poichè la "cartiera", basandosi sul mancato assolvimento degli obblighi tributari, può praticare prezzi pari a quelli da essa corrisposti e scorporati dall'Iva, al quale poi aggiunge un piccolo ricarico.
Al termine del processo, l'ultimo acquirente consegue l'effetto di avere titolo a portare in detrazione l’Iva addebitatagli dalla società filtro/cedente mentre l'operatore fittizio/"cartiera" è in posizione di debito verso l'Erario; tuttavia, tale debito non sarà mai onorato poichè tale soggetto, come detto, scomparirà nel nulla dopo un breve periodo di operatività.
In caso di controlli fiscali,  eseguiti nei confronti dell'ultimo cessionario basati sulla documentazione di acquisto dei beni, si manifesteranno rapporti commerciali intrattenuti con un altro soggetto passivo, in regola con la normativa Iva  mentre resterà del tutto nascosta la società cartiera che, se individuata, farebbe invece emergere le irregolarità.
La strategia degli ideatori delle frodi Iva è quella normalmente di occultare o distruggere tutte le prove che consentono di risalire ad ogni livello della catena. Solo approfondite e tempestive indagini dell'Amministrazione finanziaria possono portare alla scoperta del meccanismo fraudolento poiché l'interposizione di un'impresa commerciale che effettivamente opera nel settore rende difficile la ricostruzione del complesso meccanismo.
Al fine di riuscire a contrastare tale fenomeno l'Amministrazione finanziaria intensifica i controlli verso i soggetti che dichiarano crediti Iva di importo rilevante, analizza le residenze fittizie all'estero, e sviluppa attività finalizzata agli evasori totali, ancora sconosciuti al Fisco, rapporti commerciali con paesi a fiscalità privilegiata (c.d. fenomeno dell'"esterovestizione").
Il Legislatore italiano per arginare il fenomeno ha introdotto con il d.lgs.74/2000 la fattispecie penale dell'omesso versamento IVA, introducendo gli artt. 10 ter e 10 quater nel d.lgs. 74/2000 (le cosidette fattispecie criminose, omesso versamento dell'Iva e indebita compensazione in sede di versamento unitario) per le quali opera la previsione sanzionatoria prevista dall'art. 10 bis stesso decreto che punisce, con la reclusione da sei mesi a due anni, chiunque non versi ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti per un ammontare superiore a 50mila euro (per ogni periodo di imposta) entro il termine previsto per la dichiarazione annuale dei sostituti d'imposta.
La legge Finanziaria 2008 con l'art. 1 comma 143 ha esteso il sequestro conservativo e la confisca per equivalente anche ai reati tributari nel settore dell'Iva. Si manifestano tuttavia alcuni problemi applicativi circa l'adozione da parte del soggetto indagato di istituti deflattivi del contenzioso, la retroattività riconosciuta alla stessa Finanziaria 2008 nei confronti di tali istituti, il problema della prescrizione dei reati tributari, il sequestro preventivo ad opera della polizia giudiziaria.
In ambito EU, Iva intracomunitaria, occorre ricordare alcune recenti sentenze emesse dalla Corte di Giustizia UE.
Con la sentenza "Teleos e altri" (causa C-184/05) è salva la buona fede del fornitore che ha spedito la propria merce in un altro stato europeo e che di fronte a pretese erariali si scopre che i documenti sono falsi e che l'acquirente intendeva frodare il Fisco.
Nel caso "Collè" (causa C-146/05) si analizza un impresa tedesca e il commercio di auto verso una società belga con la presenza fittizia di un intermediario tedesco. In un primo momento il Fisco tedesco ha negato l'esenzione dell'Iva  ma gli eurogiudici hanno riconosciuto pretese erariali infondate.
Infine nel caso "Twoh International" /causa C-184/05) gli eurogiudici hanno stabilito che le autorità tributarie dello stato di partenza non sono tenute a chiedere la prova di una cessione intracomunitaria alla stato EU di arrivo.

Relazione tenuta a Trier (Germania) il 10-11 aprile 2008
Seminar “Combating corruption and fraud in the EU: new approaches to compliance and law enforcement - 2nd Annual forum”, organizzato da ERA -Academy of European  Law Trier