Imposta comunale sulla pubblicita': prospettive di riforma o abolizione del tributo

di Vincenzo Miozzi

 

La pubblicizzazione di beni e/o servizi è l’attività diretta ad orientare il consumatore/cittadino all’acquisizione del risultato del processo produttivo al fine di soddisfare sia i bisogni primari o “naturali” che quelli secondari o”derivati”. Alcuni di questi bisogni vengono stimolati se non addirittura creati mediante l’esaltazione di qualità di un determinato bene con diversi strumenti che vanno da quello mediatico ad altri collocati all’interno di un centro abitato o sul territorio di un Comune. Dal punto di vista normativo, oltre alle disposizioni del Codice Civile vi sono direttive dell’Unione Europea nonché altre di carattere amministrativo e tributario in particolare, per la diffusione di messaggi promozionali mediante l’utilizzo di targhe, cartelli, manifesti , poster e veicoli sul territorio comunale, il Comune sottopone tale fenomeno all’imposta comunale sulla pubblicità ai sensi del D.Lgs. n.507/93 e successive modificazioni.


L’ente locale, anzi, prima di autorizzare l’installazione degli impianti pubblicitari, applica il tributo de quo secondo quanto prevede l’art.5 del succitato D.Lgs. n.507/93 il quale dispone che:”La diffusione di messaggi pubblicitari attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, diverse da quelle assoggettate al diritto sulle pubbliche affissioni, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile è soggetta all’imposta sulla pubblicità……………….”.

Il presupposto dell’imposta, dunque, è individuato nella diffusione dei soli messaggi divulgati nell’esercizio dell’attività economica finalizzata al miglioramento dell’immagine del soggetto pubblicizzato (1) . Il tributo in esame pone dei problemi di legittimità costituzionale in particolare con l’art.41 Cost ed il diritto al lavoro ex art.4 Cost. laddove si assoggetta ad imposta ciò che rende migliore dal punto di vista qualitativo un bene o servizio prodotti ovvero si tradurrebbe in imposta “sull’estetica di un prodotto” oltre che l’imposizione della sola pubblicità esterna ubicata sul territorio comunale non comporta un gettito elevato per l’Amministrazione comunale. Ciò postula che solo i mezzi pubblicitari che hanno un impatto sull’arredo e sul decoro urbani sono assoggettati al tributo e non tutta la pubblicità esterna effettuata in ambito comunale. La base imponibile non annovera, ad esempio la pubblicità effettuata, sempre sul territorio comunale, mediante giornali o tv locali così come, il D.Lgs. 507/93 analogamente al D.P.R. 639/1972 è lacunoso su alcune tematiche particolari come la pubblicità realizzata mediante veicoli. In proposito la giurisprudenza e la prassi escludono la doppia imposizione della pubblicità c.d. dinamica non avendo, il legislatore, previsto il criterio della localizzazione, per il quale, il veicolo che sosta per un lasso di tempo ragionevolmente lungo assolve alla funzione pubblicitaria ovvero è efficace al pari di un impianto pubblicitario fisso, con la ontologica conseguenza di poter essere sottoposto al tributo. La problematica in esame ed il divieto di doppia imposizione mal si conciliano con una lettura prima facie della normativa vigente ma che, alla luce di un’approfondita analisi degli istituti in questione diventa, addirittura, uno pseudoproblema in quanto appare la tesi secondo la quale, i camion dotati di struttura a clessidra o a vela possono soltanto circolare in altro comune diverso da quello in cui hanno la sede legale e ove scontano l’imposta. Giova osservare che tale problematica meriti una disamina particolare considerate tutte le implicazioni che derivano dalla stessa.


Il presupposto dell’imposta comunale sulla pubblicità risente dei cambiamenti tecnologici e di una sofisticazione delle tecniche promozionali di beni e/o servizi che consentono il raggiungimento di un numero elevato di destinatari. In dottrina v’è che sostiene una distinzione dei veicoli pubblicitari in tre categorie: A) strumenti di pubblicità diretta(volantini, opuscoli,cataloghi e, più in generale, tutto ciò che viene consegnato a mano, inviato per posta, comppre quella elettronica, o comunicato per telefono);B) strumenti di pubblicità esterna(affissioni, insegne, cartelloni, posters ecc.) C) strumenti di comunicazione di massa( radio, televisione o stampa, internet). Tale distinzione emergente sul terreno economico con riguardo agli effetti della domanda ed ai costi di produzione, rileva soprattutto ai fini fiscali, essendo sottoposta all’imposizione solo la pubblicità esterna(1) cioè quella che ha un immediata “percettibilità” del consumatore –cittadino residente nel territorio comunale. Un particolare apparentemente di poco conto è quello dell’imposizione della pubblicità realizzata sul territorio comunale o all’interno del centro abitato come alcuni regolamenti comunali in materia prevedono, in particolare l’art.6 comma 1 del Regolamento per l’applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni del Comune di Milano dispone che:”L’installazione dei mezzi pubblicitari e l’esecuzione della pubblicità all’interno del centro abitato sono subordinate…………………………al conseguimento dell’autorizzazione preventiva rilasciata dal Comune”. Ciò si traduce che, oltre all’autorizzazione, l’operatore economico, che effettua la pubblicità con uno dei mezzi sundicati all’interno del centro abitato, per la cui definizione si rinvia al Codice della Strada, è tenuto al pagamento dell’imposta comunale sulla pubblicità. Prima facie sembrerebbe un’interpretazione corretta con conseguente restrizione del presupposto del tributo e naturalmente riduzione del gettito in quanto, invece, tutta la pubblicità esterna effettuata sul territorio e non soltanto nel centro abitato deve essere sottoposta ad imposizione. Ciò postula che il “fenomeno” pubblicitario per utilizzare un eufemismo husserliano è tassato in ragione della efficacia ovvero dell’amplificazione delle qualità di prodotti e/o servizi proposti ai consumatori non solo residenti, nel territorio comunale, ma anche a coloro che semplicemente transitano o sono occasionalmente in questo.


Inoltre, una considerazione a parte merita la pubblicità dinamica, di cui sopra è stato fatto cenno, che trova fondamento nell’art.23 del D.Lgs. 507/93 oltre che un approfondimento sul termine biennale entro il quale deve essere notificato l’avviso di accertamento o di rettifica precisando che, il primo è adottato dall’Amministrazione finanziaria locale in caso di abusivismo pubblicitario mentre il secondo nel caso in cui si verifichi che il tributo versato risulti inferiore a quello dovuto.

Il termine di due anni può qualificarsi come perentorio ancorchè non sia esplicitamente prevista dall’art.10 del D.Lgs. 507/93 la decadenza in quanto gli atti impositivi agiscono sfavorevolmente nella sfera giuridica del destinatario che non potrà essere sottoposto ad una spada di Diamocle per inerzia dell’Amministrazione. Giova osservare che la perentorietà è fondata anche sulla certezza dei rapporti giuridici oltre che del diritto e la dottrina amministrativa si orienta.


1. Manuale dei tributi locali, l’imposta comunale sulla pubblicità, Ed. IPSOA 2006, Aut Lo Vecchio