LE NUOVE INDAGINI FINANZIARIE

di Francesco Lobosco

SOMMARIO1. Premessa; 2. Dal segreto bancario alla trasparenza finanziaria; 3. La natura presuntiva delle movimentazioni di conto; 4. Le fasi della procedura; 5. L’anagrafe dei rapporti finanziari; 6. I conti “scudati”; 7.  La tutela del contribuente sottoposto ad indagini finanziarie; 8. Considerazioni conclusive

  • Premessa

Le “indagini bancarie e finanziarie” consistono in un’attività amministrativa diretta all’acquisizione di dati, notizie e documenti che risultino da un rapporto, continuativo o anche occasionale – intrattenuto dal soggetto verificato con una Banca, con Poste Italiane o con un istituto finanziario. Il fine è ovvio: permettere all’Agenzia delle Entrate di procedere ad un accertamento tributario fondato su dati finanziari dai quali potrebbero emergere le componenti reddituali imputabili al soggetto sottoposto a controllo(1) .  
L’accertamento può essere esperito nei confronti sia dei soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili, nel qual caso il controllo, oltre che al reddito d’impresa o di lavoro autonomo, si estende anche all’Iva, che dei soggetti “titolari” di altre categoria di reddito imponibile(2) . In pratica l’esame delle “movimentazioni finanziarie” consente agli Organi preposti di individuare, partendo dal “fatto finanziario”, le operazioni economiche che il soggetto voleva “occultare” al fine di determinare il reddito effettivo a lui imputabile (3).
Con il presente lavoro si tenterà di analizzare la disciplina in oggetto che, negli ultimi anni, è stata interessata da profonde modifiche che hanno investito molteplici aspetti: dai soggetti coinvolti ai poteri degli organi preposti al controllo, dalle fasi procedurali al superamento del cosiddetto segreto bancario.

  • Dal Segreto Bancario Alla Trasparenza Finanziaria

La storia della disciplina delle indagini bancarie in ambito tributario è particolarmente complessa e laboriosa. Con la legge delega del 9 ottobre 1971, n. 825 si prevede,  in materia fiscale, l’introduzione di alcune deroghe al segreto bancario (4) che vengono concepite come una eccezione alla regola (5).
La prima versione della disciplina è quella contenuta negli artt. 32, comma 1, n. 7, e 35 del D.P.R. 600/1973(6) applicabile solo ai fini delle imposte dirette, mentre ai fini IVA non era ancora prevista la possibilità di derogare al segreto bancario(7) . La procedura prevedeva: un doppio “filtro” rappresentato dal parere conforme dell’allora ispettore compartimentale e l’autorizzazione del presidente della Commissione tributaria di primo grado; un ambito oggettivo piuttosto ristretto in  merito alle informazioni bancarie richiedibili(8) ; tre casi tassativi legittimanti le deroghe al segreto bancario(9) e la possibilità di estendere automaticamente l’indagine ai conti intestati al coniuge non legalmente ed effettivamente separato e ai figli minori conviventi.
Questa impostazione del legislatore era dettata dall’esigenza, da un lato, di evitare che il segreto bancario nei confronti del Fisco garantisse un’aria franca, consentendo l’evasione o addirittura la frode fiscale, dall’altro, di garantire e incoraggiare il pieno rispetto del principio generale,  costituzionalmente rilevante, di tutela del risparmio(10) . Con il D.P.R. n. 463 del 15 luglio 1982, l’impianto subisce le prime modifiche ed integrazioni. Nonostante resti immutato il sistema del “doppio filtro”, viene, fra l’altro, ampliato l’ambito oggettivo della richiesta(11) come anche la casistica legittimante l’indagine bancaria(12) , inoltre, per cercare di dare maggiore concretezza e rilevanza a tale strumento di indagine che fino ad allora aveva rivestito un ruolo assai marginale, il legislatore estende la disciplina delle deroghe al segreto bancario  anche in materia di IVA (13).
Solo con la legge n. 413/1991 l’accesso alle informazioni bancarie diventa una prerogativa ordinaria e non più eccezionale dell’Amministrazione finanziaria in un’ottica di maggiore diffusione di questo specifico strumento istruttorio senza i limiti che in passato ne avevano condizionato e limitato l’utilizzo. Viene accantonato il sistema del doppio filtro prevedendo, a tutela del segreto bancario, la sola autorizzazione preventiva dell’autorità amministrativa gerarchicamente sovraordinata a quella procedente (14).
La stessa Corte Costituzionale, nella sentenza n. 51 del 18 febbraio 1992, pur riconoscendo un ambito di riservatezza al segreto bancario, nega la possibilità di ricollegarlo ad una valore pubblico o addirittura ad un diritto inviolabile dell’individuo. Vi è una tutela costituzionale del segreto bancario ma derogabile in funzione dell’interesse generale nel pieno rispetto, sempre e comunque, del principio di legalità(15) .  
Il nuovo impianto normativo(16) presentava, però, una lacuna derivante principalmente dalla mancata istituzione, prevista dalla stessa legge 413 del 1991, di un’anagrafe dei rapporti di conto e di deposito che ha impedito di fatto un utilizzo mirato ed efficace di questo potente strumento istruttorio(17) .
Nel 2004 la disciplina delle indagini bancarie subisce un ulteriore profonda riforma con la legge del 30 dicembre 2004, n. 311 che estende la preventiva  autorizzazione a tutti i rapporti finanziari, vale a dire anche a quelli non tipicamente bancari (18), ampliando la platea dei soggetti destinatari della richiesta di informazioni: non solo banche e Poste italiane S.p.A. ma anche i diversi intermediari abilitati ad operare sul mercato finanziario (19).  La nuova formulazione dell’art. 32, comma 1, n. 2 consente di richiedere dati, notizie e documenti riguardanti “qualsiasi rapporto intrattenuto e/o operazione effettuata” (20). In pratica vengono ricomprese non solo le attività tipiche finanziarie, ma anche alcuni strumenti particolari come ad esempio quelli del mercato monetario, le operazioni in cambi, strumenti finanziari a termine, options, ecc. indipendentemente se transitati o meno sui conti. La conseguenza principale si riscontra anche nel campo dei “servizi prestati”, categoria ampliata fino a ricomprendere anche servizi accessori come ad esempio la custodia ed amministrazione di strumenti finanziari e la locazione di cassette di sicurezza(21)
Si evince chiaramente che, per poter mettere in moto un meccanismo così articolato, era necessario procedere all’istituzione dell’anagrafe dei rapporti bancari; proposito attuato solo con il D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito dalla legge del 4 agosto 2006, n. 248(22) che ha previsto l’obbligo,  a carico di banche, Poste italiane S.p.A., intermediari finanziari, imprese di investimento, OICR, SGR, nonché ogni altro operatore finanziario, di comunicare all’anagrafe tributaria l’esistenza e la natura dei rapporti intrattenuti, indicando dati anagrafici, compreso il codice fiscale, dei relativi titolari (23).

  • La natura presuntiva delle movimentazioni di conto  

Prima di addentrarci nell’analisi particolareggiata delle fasi procedurali della disciplina, si ritiene necessario evidenziare alcuni aspetti relativi alla natura giuridica della presunzione di redditività ritraibile dall’esame delle movimentazioni bancarie e/o finanziarie. Proprio sulla base di queste movimentazioni finanziarie (24), in relazione alle quali il contribuente sottoposto ad indagine non fornisce prova della loro estraneità ad operazioni imponibili (25), l’Amministrazione finanziaria può emettere l’avviso di accertamento senza essere obbligata a svolgere ulteriori indagini.
In particolare gli importi a qualsiasi titolo accreditati sui conti correnti bancari del contribuente sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti e, pertanto, vengono considerati dal Fisco componenti positivi di reddito (per qualsiasi categoria reddituale) qualora il contribuente non dimostri di averne tenuto conto ai fini della determinazione del reddito stesso o che le operazioni relative siano fiscalmente irrilevanti; per i prelevamenti, invece, nel caso in cui gli importi riscossi non risultino dalla contabilità ( per i contribuenti soggetti) e non ne venga indicato il beneficiario, si considerano sintomatici di acquisti in nero di beni o servizi destinati all’attività economica e, di conseguenza, presuntivi di ricavi o compensi non dichiarati in quanto derivanti da vendite o prestazioni in nero.
La Suprema Corte ha più volte confermato(26) che tale valore probatorio rientra nel campo delle c.d. “presunzioni legali relative” o iuris tantum, poiché la presunzione in questione, data la fonte legale, non necessità dei requisiti di gravità, precisione e concordanza(27) richiesti dall’art. 2729 del codice civile per le presunzioni semplici.
La Consulta con la sentenza n. 225 dell’8 giugno 2005, ha ribadito che la norma(28) stabilisce “una mera inversione dell’onere probatorio” e non priva affatto il contribuente di adeguata tutela, dal momento che “gli è consentito liberarsi dagli effetti della presunzione iuris tantum indicando il beneficiario del prelievo”(29) . In pratica è il contribuente a dover “provare” che i versamenti o prelevamenti evidenziati dai conti correnti sono stati considerati nella determinazione del reddito o ai fini IVA, o dimostrare che tali importi sono esenti o soggetti a ritenuta a titolo d’imposta e pertanto estranei alla tassazione.
In merito al riconoscimento di eventuali costi deducibili in relazione ai maggiori ricavi accertati in capo al contribuente, è fondamentale evidenziare come, da più parti, è stata avanzata un ipotesi di illegittimità costituzionale della disciplina in esame rispetto agli artt. 3 e 53 della Costituzione. La Consulta, con la sentenza 225/2005, ha ritenuto legittima la determinazione del reddito sulla base di accertamenti bancari, stabilendo al contempo che, negli stessi, bisogna tener conto dell’incidenza percentuale dei costi relativi da detrarre dall’ammontare dei movimenti bancari accertati.
In posizione fortemente antitetica si pone una recente sentenza della Cassazione (la n. 18016 del 2005) secondo la quale non spetta automaticamente e forfetariamente l’abbattimento sul maggiore reddito accertato in seguito a verifiche bancarie, in quanto il soggetto tende ad occultare i ricavi, ma non i costi (non necessariamente a ricavi occulti corrispondono costi occulti), rimanendo a carico del contribuente l’onere di indicare e provare eventuali costi deducibili(30)
Il tema, di evidente attualità, è stato oggetto di interpretazione anche da parte dell’Amministrazione Finanziaria che, con la circolare 32/E del 19 ottobre 2006, ha chiarito che vi è un limite al riconoscimento dei costi occulti collegato al solo caso di accertamento induttivo o extracontabile ex art. 39, comma 2, lettera d) del DPR 600/73; mentre, nella differente ipotesi di accertamento analitico e analitico-induttivo (art. 39, comma 1, lett. a), b), c) e d) del DPR 600/73) i costi afferenti i ricavi presunti possono essere riconosciuti solo se documentati dal contribuente. In particolare l’Agenzia sottolinea che, solo nell’accertamento induttivo “puro” l’Ufficio “non può non tener conto, soprattutto in assenza di documentazione certa, di un’incidenza percentuale di costi presunti a favore dei maggiori ricavi accertati........Trattasi di un criterio che presuppone per la determinazione del reddito da parte dell’impresa l’imprescindibile esistenza di un costo a cui corrisponde l’investimento che ha generato il ricavo, atteso che diversamente opinando siffatta determinazione si rivelerebbe confliggente con il principio di capacità contributiva di cui agli artt. 3 e 53 della Costituzione”. Viceversa, nel caso in cui l’Ufficio adotta il metodo di accertamento analitico o analitico-induttivo, “nessun margine si offre all’Ufficio procedente ai fini di un possibile riconoscimento di componenti negative di cui non è stata fornita da parte del contribuente prova certa………”.
Infine, per ciò che concerne la decorrenza della presunzione di cui al n. 2) dell’art. 32 DPR 600/1973, la citata circolare, evidenziando la natura procedurale della norma (che appunto regola il potere istruttorio dell’Amministrazione e non le regole di determinazione e quantificazione del reddito), precisa che la sua applicazione è immediata (dal 01/01/2005), anche per annualità pregresse aventi ad oggetto fatti accaduti nel passato in base al principio del “tempus regit actum(31) .

  • Le Fasi Della Procedura

L’indagine bancaria e finanziaria, così come disciplinato dagli artt. 32, comma 1, n. 7) del D.P.R. 600/1973 e 51, comma 2, n. 7), del D.P.R. 633/72, prende avvio mediante l’inoltro di una istanza, da parte del responsabile dell’organo procedente, all’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione preventiva indicando le motivazioni sull’opportunità e l’utilità di intraprendere quella specifica indagine bancaria (32).
La circolare 32 del 19 Ottobre 2006 precisa che i soggetti legittimati ad inoltrare la richiesta di autorizzazione al fine di ottenere i dati e le notizie necessarie per la successiva indagine bancaria e finanziaria sono gli uffici centrali della Direzione centrale accertamento dell’Agenzia delle Entrate, gli uffici locali dell’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza, le Commissioni tributarie provinciali e regionali di cui all’art. 1 del D.L. 545/1992. L’autorità competente è il direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate o il direttore regionale, nel caso in cui l’organo procedente sia un ufficio dell’Agenzia, è il comandante regionale se invece è un reparto della Guardia di Finanza a procedere.
Sulla base degli elementi contenuti nell’istanza, fra i quali il periodo oggetto dell’indagine bancaria, l’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione procederà ad una valutazione di merito della richiesta avanzata dall’organo ispettivo gerarchicamente subordinato (33) “in tempi ragionevolmente brevi”(34) .  Inoltre la circolare 32 del 19 ottobre 2006, ribadendo e confermando ciò che aveva stabilito in precedenza la circolare 116 del 1996, precisa che nel caso di istanza cumulativa per più soggetti passivi, è necessario che l’autorità competente al rilascio del provvedimento autorizzativo provveda  a rilasciare un’autorizzazione singola per ciascun soggetto passivo. Tale provvedimento(35) , come evidenziato più volte in dottrina, rappresenta una conditio sine qua non per poter procedere ad una indagine bancaria, ma, allo stesso tempo, non obbliga l’ufficio a darvi esecuzione. D’altro canto la Cassazione(36) ha precisato che tanto l’acquisizione quanto la successiva utilizzazione ai fini dell’accertamento dei dati bancari è valida e legittima anche se avvenuta in assenza dell’autorizzazione del Comandate della GDF o del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, autorizzazione che, formalmente, è comunque richiesta sia dall’art. 32 del DPR 600/73 che dall’art. 51 del DPR 633/72. Ciò in quanto, secondo la Cassazione, l’autorizzazione costituisce un atto a valenza interna che non incide sulla validità dell’accertamento emesso sui dati acquisiti in assenza di detta autorizzazione(37) .
Ottenuta l’autorizzazione, l’organo procedente inoltra la richiesta (38) (che ha per oggetto “dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata, ivi compresi i servizi prestati, con i loro clienti, nonché alle garanzie prestate da terzi”) ai soggetti indicati al n. 7) degli artt. 32 del DPR 600/73 e 51 del DPR 633/72 esclusivamente per via telematica, così come previsto dalla Legge 311 del 2004, demandando ad un provvedimento(39) del direttore dell’Agenzia delle entrate la concreta disciplina e le modalità di trasmissione delle richieste, delle risposte nonché dei dati, notizie e documenti in esse contenuti.

  • L’Anagrafe Dei Rapporti Finanziari

Con il D.L. n. 223/2006, in un’ottica di completamento ed evoluzione del processo di riforma che ha interessato le indagini bancarie e finanziarie,  è stata prevista la costituzione di una banca dati aggiornata in un’apposita sezione dell’Anagrafe Tributaria con l’evidente fine di raccogliere le generalità e il codice fiscale della clientela posseduta da ciascun operatore finanziario, la c.d. “Anagrafe dei rapporti finanziari” (40).
Gli operatori finanziari(41) obbligati a comunicare all’Anagrafe dei rapporti, sulla base delle modifiche introdotte dalla Finanziaria 2005 , le generalità dei propri clienti (42) titolari di un rapporto continuativo, sono Banche, Poste Italiane S.p.A., soggetti ex art. 106 T.U.B. (43), soggetti ex art. 107 T.U.B. (44), soggetti ex art. 113 T.U.B.(45) , soggetti ex art. 155 T.U.B. (Consorzi e cooperative di garanzia collettiva di fidi), cambiavalute, casse peota, agenti in attività finanziaria, addetti al commercio in oro, IMEL (46), SIM (47), OICR(48) , SGR(49) , società fiduciarie (50), altri intermediari. Nel caso in cui tali operatori omettano la trasmissione dei dati, notizie e documenti richiesti dall’Amministrazione nell’esercizio dei poteri di indagine bancaria e finanziaria, ovvero forniscano documenti non rispondenti al vero e/o incompleti, l’art. 10 del D.Lgs. 471/1997 (in vigore dal primo aprile 1998), come modificato dall’art. 37, comma 6, lettera b) del D.L. n. 223/2006, stabilisce una sanzione che va da 2.065 a 20.658 euro(51) .
L’accesso a questo archivio informatizzato permetterà all’Amministrazione Finanziaria di conoscere presso quali operatori risultano accessi i rapporti bancari e/o finanziari che fanno capo al contribuente e indirizzare a questi ultimi, e solo a questi, la successiva richiesta di documentazione. È chiaro che l’utilizzo di questa banca dati(52) è comunque subordinato alla preventiva autorizzazione dell’organo gerarchicamente sovraordinato, la quale sarà valida ed efficace anche ai fini della successiva richiesta agli operatori individuati.
Il comma 4 dell’art. 37 (D.L. 223/2006) “sembra” escludere dall’obbligo di comunicazione i casi in cui il soggetto effettui operazioni per sportello in quanto la norma parla di “rapporti” e non fa nessun riferimento alle cosiddette operazioni extraconto(53) , per le quali, comunque, a partire dal 1 gennaio 2006, esiste l’obbligo in capo agli operatori, di “tenere in evidenza” le generalità del soggetto e il relativo codice fiscale ai fini della procedura telematica prevista per le indagini finanziarie. In merito ai tempi e modalità di invio dei dati, la circolare 18/E del 04 aprile 2007 ha stabilito che, per il pregresso, ossia per i rapporti intrattenuti tra il 1° gennaio 2005 e il 31 dicembre 2006, gli intermediari interessati avrebbero (il condizionale è d’obbligo) dovuto effettuare la comunicazione entro il 30 aprile; per quanto riguarda invece il primo quadrimestre dell’anno in corso, le comunicazioni (relative ai rapporti cessati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2007) andavano inviate entro il 31 maggio, mentre dal 1° maggio i rapporti costituiti o cessati in ciascun mese, andranno segnalati entro l’ultimo giorno del mese successivo.
È bene evidenziare che, allo stato attuale, questa nuova sezione dell’Anagrafe Tributaria destinata ad accogliere i dati bancari e finanziari non risulta ancora operativa per tutta una serie di circostanze ostative che ne rendono difficoltoso l’avvio. In primo luogo esistono molteplici problemi in merito al coordinamento fra gli archivi telematici degli intermediari e il sistema informatico dell’Amministrazione finanziaria; in secondo luogo, ai fini di una corretta implementazione di questa immensa banca dati on-line, è necessario che i rapporti bancari e finanziari, e di conseguenza i codici fiscali sottesi a tali rapporti, vengano preventivamente sottoposti ad una complessa operazione di aggiornamento e verifica circa la loro effettiva operatività sia sotto il profilo formale che sostanziale(54) .
Comunque, indipendentemente dall’entrata in funzione della nuova “Anagrafe dei rapporti”, gli uffici possono avviare la procedura prevista per le indagini finanziarie, ai sensi e sulla base del n. 7) degli artt. 32 DPR 600/73 e 51 DPR 633/72, avanzando telematicamente agli operatori richieste aventi per oggetto:

  • Qualsiasi rapporto anche se cessato prima del 1° Gennaio 2005;
  • Qualsiasi operazione contenuta in un conto corrente;
  • Qualsiasi operazione fuori conto effettuata fino al 31 dicembre 2005, di ammontare superiore a € 12.500,00 (55);
  • Qualsiasi operazione extraconto di qualsiasi ammontare effettuata dal gennaio 2006;

 

  • I conti “scudati”

L’Agenzia dell’Entrate, in merito alle procedure di comunicazione dei rapporti da parte dei soggetti indicati nella tabella allegato 3 al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 22 dicembre 2005, ha affermato che vanno segnalate anche le posizioni aperte in base al D.L. 350/01, i c.d. rapporti da “scudo”.
La Circolare 18/E del 04 aprile 2007 recita testualmente: “Tra i rapporti da comunicare sono compresi anche quelli rientranti nell’ambito di applicazione del decreto legge 25 settembre 2001, n. 350, convertito dalla legge 23 novembre 2001, n. 409 e successive modifiche, concernente l’emersione di attività detenute illecitamente all’estero. Ciò in quanto il regime di riservatezza che contraddistingue tali rapporti non rileva ai fini della comunicazione prevista dall’articolo 7, sesto comma del decreto n. 605/1973, ma può essere eventualmente opposto all’Amministrazione finanziaria all’atto della richiesta di informazioni specifiche circa i contenuti del rapporto.
Questo passaggio della circolare ha sorpreso gli operatori che hanno evidenziato come la stessa A.B.I., nella circolare TR/605 del 5 febbraio 2007, avesse espresso un’opinione esattamente contraria ribadendo la rilevanza del regime di riservatezza ai fini della comunicazione prevista dall’articolo 7, comma 6, del DPR 605/1973. Inoltre lo stesso l’articolo 14, comma 2 del D.L. 350/01 afferma che “gli intermediari non devono comunicare all’amministrazione finanziaria, ai fini degli accertamenti tributari, dati e notizie concernenti le dichiarazioni riservate”.
Pertanto, questo obbligo, ad avviso degli intermediari interessati, va inteso nel senso che, di fronte alla richiesta dell’amministrazione finanziaria di fornire la copia dei conti intrattenuti con il contribuente, “la banca non deve segnalare la stessa esistenza degli speciali conti segretati aperti per l’accoglimento delle attività oggetto della procedura di emersione, limitandosi, in tal caso, a segnalare solo l’esistenza dei conti di tipo ordinario eventualmente intrattenuti dal cliente”.
D’altro canto, come afferma la stessa circolare 18/E, il segreto può essere in ogni caso opposto all’amministrazione finanziaria all’atto della richiesta di informazioni specifiche circa i contenuti del rapporto (56).
Taluni hanno anche avanzato una soluzione estrema ipotizzando che gli intermediari, piuttosto che incorrere nell’accusa di violazione degli obblighi di riservatezza nei confronti del cliente, decidano di accollarsi la sanzione prevista dall’art. 10, comma 1 bis, D.Lgs. 471/1997 per comunicazione incompleta dei dati, notizie e documenti richiesti dall’Amministrazione nell’esercizio dei poteri di indagine bancaria e finanziaria.

  • La tutela del contribuente sottoposto ad indagini finanziarie

Un aspetto importante da considerare, in materia di controlli bancari,  è quello relativo al diritto di informazione e di consultazione riconosciuto al contribuente sottoposto ad indagine fiscale. L’art. 7, comma 2, lettera b), del D.Lgs. 196 del 30 giugno 2003 stabilisce che l’interessato ha diritto di ottenere l’indicazione delle finalità e delle modalità di trattamento di dati personali che lo riguardano. Questo principio generale risultava di difficile applicazione in campo fiscale per la mancanza di una specifica norma che offrisse al contribuente, sottoposto a controllo, idonei strumenti di garanzia e difesa.
Solo con l’entrata in vigore dello Statuto del contribuente (Legge 212 del 2000), il legislatore ha in parte colmato la lacuna prevedendo che “l’Amministrazione Finanziaria deve assicurare al contribuente l’effettiva conoscenza degli atti a lui destinati. A tale fine essa provvede comunque a comunicarli nel luogo di effettivo domicilio del contribuente……………. Gli atti sono in ogni caso comunicati  con modalità idonee a garantire che il loro contenuto non sia conosciuto da soggetti diversi dal loro destinatario………”(57) .
Inoltre, con l’art. 7 del suddetto Statuto, è stato ribadito e ovviamente confermato il principio fondamentale sancito dall’art. 3 della Legge 241 ossia che gli atti dell’Amministrazione Finanziaria devono essere motivati indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione della Pubblica Amministrazione nonché altri elementi(58) atti a garantire il diritto di informazione al soggetto interessato(59) .
Tale diritto risulta strettamente correlato ad un altro aspetto determinante che è quello della privacy. L’authority ha sottolineato che il passaggio ad un sistema più efficiente di trasmissione delle informazioni necessarie alle indagini bancarie, basato solo sulla via telematica, deve garantire comunque il rispetto dei presupposti normativi sia mediante l’individuazione di precise modalità di accertamento che attraverso l’adozione di misure ed accorgimenti volti a garantire la sicurezza dei dati.
Con il provvedimento del 25 maggio 2005 il Garante è intervenuto anche in riferimento all’operatività dell’anagrafe dei conti e dei depositi istituita con la legge 413 del 1991. Dopo aver segnalato la necessità di individuare soluzioni efficaci e rispettose dei principi in materia di protezione dei dati personali, il Garante ha espresso parere favorevole sullo schema di provvedimento predisposto dall’Agenzia delle Entrate in merito alle tecniche da utilizzare per l’invio delle comunicazioni telematiche in ambito di indagini finanziarie (60).
Il provvedimento prevede che i dati acquisiti siano trattati nel rispetto dei principi di necessità, pertinenza e non eccedenza, e che la loro comunicazione avvenga mediante posta elettronica certificata(61) ferma restando, a titolo di ulteriore garanzia, la possibilità per i soggetti interessati, così come previsto dal comma 7, prima parte, dell’art. 24 della L. 241, di accedere ai documenti amministrativi la cui conoscenza risulti necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici.
Rimanendo sempre in tema di strumenti di tutela del contribuente sottoposto ad indagini finanziarie, il principale problema che si è posto sotto il profilo procedimentale riguarda la legittimità dell’utilizzazione dei dati bancari in sede di accertamento senza che l’Ufficio finanziario abbia proceduto ad un contraddittorio preventivo con il contribuente.
La normativa attuale (art. 32, comma 1, n. 2 del DPR 600/73 e art. 51, comma 2, n. 2 del DPR 633/72) prevede una fase di contraddittorio fra Amministrazione e contribuenti affinché questi possano fornire “… dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti, anche relativamente ai rapporti ed alle operazioni, i cui dati, notizie e documenti, siano stati acquisiti a norma del numero 7)…..”.
Alla presenza del contribuente verranno illustrate le ragioni della convocazione, le modalità di acquisizione della documentazione e le risultanze, richiedendo chiarimenti e delucidazioni in merito alle movimentazioni bancarie/finanziarie in questione. Nel caso in cui il contribuente non si presenti, o, presentatosi, non fornisca chiarimenti e/o elementi atti a dimostrare l’assoggettamento a tassazione o l’eventuale irrilevanza delle operazioni rilevate sui conti bancari, è ovvio che gli importi versati e le somme prelevate, automaticamente, si trasformeranno in maggiori componenti positivi di reddito.
In dottrina si è ampiamente discusso sull’eventuale “obbligo” per l’Amministrazione di instaurare un preventivo contraddittorio con il soggetto sottoposto ad indagini finanziarie, ma la Suprema Corte, sulla base di un orientamento ormai consolidato(62) , ha statuito che, nell’acquisizione dei dati relativi alle movimentazioni bancarie l’Amministrazione Finanziaria o la Guardia di Finanza non è tenuta ad alcun contraddittorio con il contribuente neppure dopo l’acquisizione dei dati ai fini di emissione dell’avviso di accertamento. Secondo la Corte, infatti, l’attività di rilevazione dei dati bancari ha natura amministrativa e non è retta dal principio del contraddittorio; pertanto l’invito del contribuente per fornire dati, notizie e chiarimenti rappresenta una facoltà discrezionale (non un obbligo) attribuita all’Amministrazione Finanziaria. Peraltro, detto orientamento sostiene che la mancata instaurazione del contraddittorio non degrada la prevista presunzione legale a presunzione semplice, fermo restando, quindi l’onere probatorio contrario in capo al contribuente (Cassazione n. 8253/2006 e n. 5365/2006).
Ne discende, ovviamente, che l’avviso di accertamento emesso sulla base di movimentazioni bancarie senza un preventivo invito a comparire, da parte dell’ufficio dell’Agenzia o della Guardia di Finanza, è perfettamente valido ed efficace (63).
A questo punto risulta, però, fondamentale sottolineare che, nella pratica - in un’ottica di corretto comportamento nei confronti del contribuente - l’instaurazione di un contraddittorio, preventivo all’emissione dell’accertamento, viene considerata dall’Amministrazione come un “passaggio opportuno” per provocare la partecipazione del contribuente, “…..finalizzata a consentire un esercizio anticipato del suo diritto di difesa, potendo lo stesso fornire già in sede precontenziosa la prova contraria, e rispondente a esigenze di economia processuale, al fine di evitare l’emissione di avvisi di accertamento che potrebbero risultare immediatamente infondati alla luce delle prove di cui il contribuente potesse disporre.”(64)

  • Considerazioni conclusive

Negli ultimi anni sono stati emanati diversi provvedimenti legislativi che hanno apportato profonde modifiche all’articolo 32, DPR 600/73 e all’art. 51 del DPR 633/72 che disciplinano i poteri a disposizione degli uffici dell’Agenzia delle Entrate per l’effettuazione dei controlli fiscali nei confronti dei cittadini/contribuenti.
Le principali modifiche hanno interessato le indagini bancarie che dal 1° gennaio 2005 possiamo definire “indagini finanziarie” con un ampliamento della disciplina dal punto di vista soggettivo e oggettivo. Ciò dovrebbe dare un impulso non indifferente alle indagini come strumento istruttorio potenzialmente destinato ad assumere una valenza sempre più marcata nell’ambito dell’attività di controllo e di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria sia per la sua particolare efficacia che per la sua relativa semplicità nelle modalità di attuazione.
Ai fini di una maggiore concretezza di tale strumento, è auspicabile un maggiore impegno da parte del legislatore anche sui rapporti “intrattenuti” con operatori finanziari di Paesi esteri, in particolar modo le sedi di banche italiane all’estero dalle quali risulta “alquanto problematico” ottenere dati e informazioni. Un tale obiettivo potrebbe essere raggiunto solo implementando un efficace sistema di cooperazione amministrativa che coinvolga il maggior numero di Stati e permetta, attraverso un fitto scambio di informazioni,  di impegnarsi attivamente nella lotta all’evasione fiscale a livello internazionale.  

Le opinioni sono espresse a titolo personale e non rappresentano quelle dell’Istituzione di appartenenza

1 L’accertamento non contrasta con i principi costituzionali (vedasi ordinanza n. 33 del 26 febbraio 2002 della Consulta, in “il fisco” n. 10/2002, fascicolo n. 1, pag. 1519) essendo la riservatezza dei dati dei propri risparmi un valore costituzionalmente protetto ma subordinato a quello del contributo di ogni cittadino alle spese pubbliche (in tal senso, A. Buscema, Potenziata l’efficacia delle indagini bancarie, in Fisco Oggi del 18 gennaio 2005.

2 Ossia redditi fondiari, di capitale, di lavoro dipendente o autonomo (non determinato su base contabile) o redditi diversi.

33 Sul punto vedasi Roberto Lunelli, in Il Fisco n. 3/2007, pag. 357, Atti del Convegno di Studi tenuto a Udine in data 04 novembre 2006.

44 Taluni considerano il segreto bancario come dovere di assoluto riserbo al quale sono vincolate le banche, con riferimento non solo a qualsiasi operazione posta in essere nel rapporto banca-cliente ma anche a notizie confidenziali apprese al di fuori di un rapporto negoziale. Tale orientamento ha trovato conferma in una sentenza della Cassazione, sez- I civ., del 18 luglio 1974, n. 2147, con la quale viene precisato che: “ sulla base di una pratica costantemente seguita, in ordine al rispetto del c.d. segreto bancario si è formato un uso vincolante come fonte del diritto (art. 1 n. 4 preleggi). Sul punto Molle, I contratti bancari, in Trattato di diritto civile e commerciale diretto da Cicu e Messineo, Milano, 1981, pag. 81 e ss.

5 È l’art. 10, n. 12 della legge n. 825/1971 a prevedere alcune deroghe al segreto bancario nei rapporti con l’amministrazione finanziaria, limitate però “a ipotesi di particolare gravità…………tassativamente determinate nel contenuto e nei presupposti

6 Nel testo in vigore dall’1 Gennaio 1974 al 23 luglio 1982

7 L’art. 51, comma 2, n. 5 del D.P.R. 633/72 (nella sua versione in vigore fino alle modifiche recate dall’art. 4 del D.P.R. 463/82) stabiliva che gli uffici IVA avevano la facoltà di “richiedere la comunicazione di dati e notizie alla Guardia di Finanza, agli uffici doganali e ad ogni altra pubblica amministrazione o ente pubblico, fatta eccezione per gli istituti e le aziende di credito per quanto attiene ai loro rapporti con i clienti, per l’amministrazione postale per quanto attiene i dati relativi ai depositi, conti correnti e buoni postali,……..” 

8 L’art. 35 prevedeva la facoltà dell’Amministrazione finanziaria di “richiedere ad aziende ed istituti di credito e all’amministrazione postale di trasmettere, entro un termine non inferiore a sessanta giorni, la copia dei conti intrattenuti con il contribuente, con la specificazione di tutti i rapporti inerenti o connessi a tali conti comprese le garanzie prestate da terzi”

9 Era necessaria una violazione delle norme tributarie particolarmente grave nell’an (ad es. omessa dichiarazione) ma anche nel quantum ad eccezione del solo caso di omessa tenuta delle scritture contabili;

10 Taluni sostengono che il carattere di eccezionalità attribuito alle deroghe al segreto bancario dal legislatore del 1971 deriverebbero appunto da questa esigenza di tutela di un interesse generale riconducibile all’art. 47 della Costituzione: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme……..”, da qui il carattere di eccezionalità attribuito alle deroghe al segreto bancario.

11 Non solo la copia dei conti ma anche “ulteriori dati e notizie di carattere specifico relativi agli stessi conti”. Si veda l’art. 32, comma 1, n. 7 del D.P.R. 600/1973, nel testo in vigore dal 24 luglio 1982 al 31 dicembre 1991.

12 Ad esempio in caso di falsa fatturazione è prevista l’estensione automatica delle indagini “ai conti intestati ai soci delle società di fatto nonché agli amministratori delle S.n.c. e S.a.s in carica nel periodo o nei periodi di imposta in cui le fatture sono state emesse o utilizzate”. Vedasi l’art. 35 del DPR 600/73, nel testo in vigore dal 24 luglio 1982 fino al 1991 quando venne abrogato dall’art. 18, comma 1, lett. h), della legge 413/1991.

13 Con l’art. 51, comma 2, n. 7 del DPR 633/72

14 In pratica muta la concezione dell’interesse sotteso al segreto bancario al quale viene attribuita una natura prevalentemente privata. Vedasi la relazione alla Legge n. 413 del 30 dicembre 1991

15 La Corte sottolinea che i poteri di deroga al segreto bancario devono essere previsti dalle legge ed esercitati in conformità alla stessa, in modo che essi “non possano essere svolti arbitrariamente e indiscriminatamente”.

16 Se da un lato il legislatore “riduce” complessivamente la tutela del segreto bancario, da un altro introduce alcune cautele ai fini della garanzia della riservatezza dei dati bancari acquisiti in fase di indagine come ad esempio l’obbligo per le banche di informare immediatamente il contribuente sottoposto ad indagine bancaria nonché quello di inviare la richiesta al responsabile della sede della banca o dell’ufficio postale destinatario e l’inoltro della risposta al titolare dell’ufficio procedente; ultimo periodo del n. 7 degli artt. 32 D.P.R. 600/73 e 51 D.P.R. 633/72 così come modificato dall’art. 18 della legge n. 413/91.

17 Si è cercato di ovviare al problema attraverso una specifica norma (n. 6-bis degli artt. 32 del DPR 600/73 e 51 del DPR 633/72) in base alla quale l’Amministrazione può richiedere direttamente al contribuente “……….una dichiarazione contenente l’indicazione della natura, del numero e degli estremi identificativi dei rapporti intrattenuti” con gli intermediari finanziari.

18 È importante sottolineare che per tali rapporti, in passato, gli organi ispettivi potevano operare senza alcuna autorizzazione gerarchica preventiva ai sensi del n. 5 dell’art. 32 del DPR 600/73 e 51 del DPR 633/72, naturalmente prima delle modifiche apportate dalla legge 311/2004.

19 In particolare, intermediari finanziari, imprese di investimento, organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR), società di gestione del risparmio (SGR) e società fiduciarie.

20 In precedenza per tali operazioni, come previsto dalla stessa Amministrazione con la circolare 116/E del 10 maggio 1996, non era previsto alcun obbligo di comunicazione.

21 Per quanto riguarda le “garanzie prestate da terzi” si ritiene che il riferimento vada inteso in senso oggettivo, ossia sia quelle reali che personali. In tal senso Tecla Succi, in Le nuove indagini finanziarie e patrimoniali, Edizioni Experta, 2006.

22 Si rammenta che l’istituzione dell’Anagrafe dei rapporti bancari era stata già prevista dall’art. 20, comma 4 della legge n. 413/1991.

23 Con la riforma  è stato modificato il sesto comma dell’art. 7 del D.P.R. 605/1973 il quale prevede che “Le banche, la società Poste italiane S.p.A., gli intermediari finanziari, le imprese di investimento, gli organismi di investimento collettivo del risparmio, le società di gestione del risparmio, nonché ogni altro operatore finanziario, fatto salvo quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 6 per i soggetti non residenti, sono tenuti a rilevare e a tenere in evidenza i dati identificativi, compreso il codice fiscale, di ogni soggetto che intrattenga con loro qualsiasi rapporto o effettui, per conto proprio ovvero per conto o a nome di terzi, qualsiasi operazione di natura finanziaria…………..”.Tali dati confluiranno in una apposita sezione dell’Anagrafe tributaria a disposizione degli organi preposti al controllo.

24 Maccagnini – Ranocchi, Indagini finanziarie: anche per gli avvocati retroattiva la presunzione per i compensi in nero, in “Guida al Diritto” n. 43/2006, pag. 100; G. Antico, Controlli finanziari: l’utilizzo delle risultanze delle indagini. Circolare n. 32/E del 19 ottobre 2006. L’incidenza dei costi occulti, in “il fisco” n. 42/2006, fascicolo n. 1, pag. 6486; M. Chiorazzi – A. Iacono, Le nuove indagini bancarie alla luce della circolare n. 32/E del 19 ottobre 2006, in “il fisco” n. 41/2006, fascicolo n. 1, pag. 6393.

25 Sul punto A. Della Carità,  Ampliati i poteri di accertamento: per i professionisti i prelevamenti bancari non giustificati danno origine a compensi imponibili, in “il fisco” n. 28/2006, fascicolo n. 1, pag. 4356.

26 In tal senso la sentenza della Corte di Cassazione n. 9103 del 5 aprile 2001, la n. 15538 del 14 giugno 2002 e più di recente la sentenza n. 19003 del 28 settembre 2005 della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria.

27 Come avviene ai sensi dell’art. 39, comma 1, lettera d) del D.P.R. 600/73 e art. 54, comma 2, ultima parte del DPR 633/72 relativi al c.d. accertamento analitico – induttivo (o analitico con presunzione). S. Screpanti, Indagini finanziarie, presunzione relativa ai prelevamenti e regole generali di ricostruzione della base imponibile, in “il fisco” n.2/2007, fascicolo n. 1, pag. 181.

28 Ci si riferisce, ovviamente, all’art. 32, comma 1, n.2), 6-bis) e 7), e 51, comma 2, n. 2), 6-bis) e 7), rispettivamente del DPR 600/73 e DPR 633/72.

29 A. Buscema, Sono ricavi i prelevamenti non giustificati, in “Fisco oggi” del 13 giugno 2005; A. Buscema, L’accertamento è al sicuro in banca, in “Fisco oggi” del 02 agosto 2006.

30 Per S. Screpanti, Indagini finanziarie, presunzione relativa ai prelevamenti e regole generali di ricostruzione della base imponibile, cit. è ravvisabile una possibile compatibilità fra posizione della Corte Costituzionale e Cassazione “nella constatazione che, per la prima, l’affermazione della possibilità di considerare i prelievi ingiustificati dai conti correnti bancari, effettuati da un soggetto, obbligato alla tenuta di scritture contabili, quali destinati all’esercizio dell’attività esercitata e quindi, detratti i relativi costi, in termini di reddito imponibile, è da inquadrare (come pare emergere dal testo della decisione), nell’ambito di un approccio induttivo “puro”, mentre le conclusioni cui è pervenuta la Suprema Corte si collocano in maniera del tutto lineare nelle regole proprie dell’accertamento analitico e analitico-induttivo, al cui richiamo i giudici di legittimità hanno affiancato un opportuno rinvio ai generali principi in tema di valore delle presunzioni legali (a cui, per il diritto civile, la parte gravata non può reagire con altre presunzioni, bensì con fatti dimostrati).

31 In senso favorevole al Fisco vedasi la sentenza della Cassazione n. 19956 del 14 ottobre 2005.

32 Nel caso di indagine d’iniziativa, l’organo procedente dovrà evidenziare quegli elementi che fanno supporre una maggiore capacità contributiva del soggetto sottoposto a controllo. Nel caso in cui, invece, l’indagine bancaria scaturisce da disposizioni emanate a livello centrale, sarà necessario indicarne la fonte.

33 In dottrina, taluni sostengono che tale potere autorizzativo implica solo un giudizio circa l’opportunità e l’utilità dell’indagine, mentre il giudizio di legittimità sarebbe limitato al controllo dei criteri selettivi utilizzati per la scelta del contribuente. In tal senso vedasi Blaskovic, Dal segreto bancario alla cultura della trasparenza: aspetti procedimental-processuali, in Dir. Prat. Trib. , 1995, I, pag. 791 e ss. 

34 Questo stabiliva la circolare 116 del 10 maggio 1996. Successivamente la legge n. 311 del 2004 ha dimezzato l’ampio lasso temporale previsto portandolo da 60 a 30 giorni.

35 La legge 413/1991 conferma che l’obiettivo del provvedimento di autorizzazione è quello di tutelare il contribuente. Secondo Blaskovic, op. cit. pag. 792, la funzione principale di questo istituto sarebbe quella di tutelare le banche e non il contribuente.

36 Vedasi le sentenze n. 4987 del 01 aprile 2003 (in “il fisco” n. 32/2003, fascicolo n. 1, pag. 5096) e n. 6073 del 16 aprile 2003 (in “il fisco” n. 32/2003, fascicolo n. 1, pag. 5099).

37 La Cassazione ribadisce un principio fondamentale: in materia tributaria non vige il criterio della inutilizzabilità della prova irritualmente acquisita, salvi i limiti derivanti da eventuali specifiche preclusioni, sentenza n. 4987 del 1 aprile 2003.

38 Per ragioni di riservatezza nei confronti del contribuente sottoposto ad indagine, la richiesta va indirizzata al responsabile della struttura accentrata. La circolare 32 del 19 ottobre 2006 stabilisce che, nel settore bancario, è necessario distinguere fra banche interessate da un processo di incorporazione, per i quali la richiesta va diretta alla direzione generale del soggetto incorporante, da quelle aggregate con modello federativo, per le quali la richiesta va inoltrata ad ogni singolo soggetto giuridico. Per tutte le altre banche, precisa la circolare, la richiesta di informazioni va inoltrata alla rispettiva direzione generale o centrale.

39 Ci si riferisce al Provvedimento  del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 188870 del 22.12.2005 recante “Disposizioni attuative dell’articolo 32, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell’articolo 51, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, relative alle modalità di trasmissione telematica delle richieste e delle riposte, nonché dei dati, notizie e documenti in esse contenuti”.

40 In tal modo si è data attuazione alla vecchia “Anagrafe dei rapporti di conto e di deposito”  prevista dal D.M. 4 agosto 2000, n. 269 in attuazione dell’art. 20, comma 4 della Legge 413/1991; era prevista l’istituzione  del “centro operativo” presso il Ministero del Tesoro del bilancio e della Programmazione economica che assolveva le funzioni di titolare del trattamento dei dati (L.egge 675/1996, tutela dei dati personali) avvalendosi della S.I.A. (Società Interbancaria per l’Automazione); sul punto vedasi G. Nanula, L’equivoco della cosiddetta anagrafe dei conti e dei depositi, in “Il fisco” n. 40/1998, pag. 12981.

41 La comunicazione deve essere effettuata dai soggetti indicati nella tabella allegato 3 al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 22 dicembre 2005, fatta eccezione per quelli di cui al n. 7 della tabella medesima che svolgono in modo esclusivo l’attività di cambia valute; Circ. 18/E del 04 aprile 2007.

42 Andranno comunicati nominativi, codici fiscali, natura dei rapporti e quantità dei rapporti omettendo di segnalare gli estremi di identificazione dei conti, gli importi e i valori. In tal modo sarà possibile individuare esclusivamente i rapporti.

43 Ossia quelle società che svolgono esclusivamente attività finanziaria nei confronti del pubblico:

  • Assunzione di partecipazioni (holding, merchant banking, ecc.)
  • Concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma (leasing, factoring, ecc.)
  • Intermediazione in cambi

44 Riguarda le stesse società disciplinate dall’art. 106 con la differenza che i volumi d’affari, la liquidità, ecc. sono più elevati. Infatti la stessa vigilanza nei loro confronti non è affidata all’UIC ma alla Banca d’Italia con regole più stringenti

45 Sono le holding di partecipazione, le c.d. casseforti di famiglia

46 Sono gli Istituti di moneta elettronica ossia soggetti che svolgono attività di emissione di moneta elettronica, mediante la trasformazione immediata dei fondi ricevuti.

47 Società di intermediazione mobiliare, ossia operatori autorizzati dalla Consob a svolgere professionalmente nei confronti del pubblico tutta una serie di servizi di investimento.

48 Organismi di investimento collettivo del risparmio, cioè fondi di investimento e SICAV (società d’investimento a capitale variabile).

49 Società di gestione del risparmio. Tali società per azioni svolgono un servizio di gestione collettiva del risparmio mediante l’istituzione e la gestione di fondi comuni di investimento (aperti o chiusi)

50 Tali società (che amministrano e/o gestiscono beni mobili, immobili, partecipazioni per conto terzi, ecc.) si distinguono in “statiche” le quali possono assumere la mera amministrazione di beni in conto terzi, e “dinamiche” le quali gestiscono il patrimonio a loro affidato in maniera attiva effettuando azioni di investimento.

52 Un utilizzo che avverrà sempre e comunque ai sensi del n. 7) degli artt. 32 del DPR 600/73 e 51 del DPR 633/72

53 Si tratta appunto di operazioni effettuate allo sportello contro presentazione di contanti o assegni ma senza transito nel rapporto intrattenuto con la banca come ad esempio la richiesta di assegni circolari, bonifici effettuati per cassa, cambio di assegni in contanti, acquisto di valuta estera, cassette di sicurezza, ecc. Restano esclusi i pagamenti di pensioni, imposte e tasse, utenze, contributi assicurativi e previdenziali, ticket sanitari nonché l’acquisto di biglietti per manifestazioni sportive e simili e i rapporti di leasing operativo, che non comportano un’operazione di finanziamento. Sul punto vedasi S. Screpanti, Istituita l’anagrafe dei rapporti finanziari, e G. Pasquale, Con l’anagrafe dei conti più sprint agli accertamenti, in “Il Sole 24 Ore”, 28 agosto 2006.

54 È il caso del contribuente/cliente che ha dovuto procedere ad una variazione del codice fiscale (ad es. perché vengono modificati i confini territoriali del comune di nascita che influenzano le ultime cifre del codice fiscale) e non ha provveduto successivamente a comunicarlo all’intermediario creditizio o finanziario.

55 Va ricordato che, limitatamente alle operazioni fuori conto, le richieste riguardanti periodi precedenti al 1° gennaio 2006, sono limitate a quelle rilevate nell’archivio unico informatico tenuto ai sensi della legge 197/1991 (antiriciclaggio), che, include solo operazioni finanziarie di ammontare superiore a € 12.500,00.

56 Marco Piazza sostiene che “………non si comprende l’interesse dell’amministrazione a venire a conoscenza dell’esistenza del rapporto stesso. C’è il dubbio che  s’intenda fornire ai verificatori un’ulteriore arma di pressione nei confronti del contribuente o ai giudici tributari un generico indizio idoneo a condizionare la loro valutazione della posizione del contribuente”, nel Sole 24 Ore di venerdì 6 aprile 2007, p. 25

57 Articolo 6 della Legge 212 del 27 luglio 2000.

58 Oltre all’indicazione dell’Ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni, vanno indicati:

  • l’organo o l’autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell’atto in sede di autotutela;
  • le modalità, il termine, l’organo giurisdizionale o l’autorità amministrativa cui è possibile ricorrere in caso di atti impugnabili

59 Va ricordato che esiste un obbligo, in capo all’intermediario creditizio che ha ricevuto la richiesta da parte dell’organo procedente, di “dare notizia immediata al soggetto interessato”; ciò solo per consentire al contribuente di approntare le difese più appropriate a proposito delle indagini finanziarie e creditizie iniziate nei suoi confronti; vedasi la Circolare 32/E del 19/10/2006, capitolo quarto, paragrafo 4.3.

60 Sul punto vedasi Giorgio Pani, Le indagini finanziarie in equilibrio tra la L. n. 241e il D.Lgs. n. 196,  in “il fisco” n. 3/2007, fascicolo n. 1 .

61 Quest’ultima ha incrementato ulteriormente la sicurezza sulla provenienza della richiesta mediante la c.d. firma elettronica ed un sofisticato sistema di cifratura

62 Fra le molte, Cassazione, 13 giugno 2002, n. 8422; 29 marzo 2002, n. 4601; 26 febbraio 2002, n. 2814; 18 aprile 2003, n. 6232.

63 Sul punto, Alberto Rossi, L’orientamento della giurisprudenza di legittimità sui cosiddetti “accertamenti bancari”, in “il fisco”, n. 3/2007, fascicolo n. 1 , p. 689

64 Si veda la Circolare 32/E del 19/10/2006, capitolo quarto, paragrafo 4.4