Una provocazione in tema di rapporto tra evasione e studi di settore

di Vito D'Ambra

 

Una delle più grandi contraddizioni insite nell’accertamento tributario mediante studi di settore(1) e nella sua, asserita, logica, è la seguente. Secondo i mezzi di comunicazione, la maggior parte degli Italiani sono evasori.
Tali evasori, se sono clienti di professionisti, sono considerati però dall’Erario ai fini degli studi di settore, per una sorta di “miracolo italiano”,….ottimi e rapidi pagatori!
Chi è l’evasore? Una persona che realizza i presupposti di un’obbligazione tributaria, e però non vi adempie.
Perché tale persona dovrebbe, una volta concretati i presupposti di un’obbligazione civilistica, quale quella verso un professionista, mutare d’improvviso il suo modus vivendi e adempiere correttamente e rapidamente alla stessa?
Gli interrogativi retorici evidenziano l’anomalia di un sistema accertativo basato su tali assunti: “se vi sono tot costi, devono esserci almeno tot compensi! Il professionista che non riceva il pagamento di quanto gli spetta, può rivolgersi alla Giustizia civile etc.”
Certo….e cosa ottiene? Un processo lungo anni e costoso, per poi vedersi beffato, dopo anni di ulteriori anticipi….., da un pignoramento negativo….! Dimenticavo…un altro risultato che egli ottiene dalla causa civile è il “deserto” creatogli, con diffamazioni silenziose, dall’inadempiente: “sai …quel professionista è carissimo e lavora male etc.”.
Certo che se il mancato introito non è attestato dalla conclusione infruttuosa di una causa, come si fa a credere che non vi sia stato introito in “nero”?
Ciò avrebbe senso in un sistema giuridico con un processo civile rapido, certo e effettivo; e in un sistema economico diverso da quello attuale italiano.
Nel sistema attuale infatti, possiamo imputare al contribuente, già frodato dal suo cliente, l’onere di ulteriori duraturi e rilevanti costi?
A mio avviso, ciò non è giusto. L’amministrazione finanziaria invece a tavolino elabora medie di settore non rispondenti alla realtà(2) , senza fare più, se non in casi limitati, le verifiche in concreto delle singole attività.
Consentiteci dunque la seguente battuta.
L’Italia è un paese di evasori, ma nel contempo di ….ottimi pagatori…! Mistero della fede accertativa…., in ispregio …..al principio della capacità contributiva!
Questo sistema accertativo, per effetto di tale anomalia e, su di un piano più generale, per l’insostenibilità fiscale a carico degli onesti, continua a espellere le forze più sane(3) .
In Italia, purtroppo se continuiamo così, corriamo il rischio che tra cinquanta anni vi saranno solo evasori, e se così sarà, gli evasori nei confronti di chi evaderanno?
Vito D’Ambra


(1) Per una trattazione generale della materia cfr. G. Fiore, Novità della finanziaria 2007 in tema di studi di settore, retro, n. 1/2007; P. Tumietto, Il problema fiscale, un serio caso di compressione dei diritti di difesa  del cittadino, retro, n.2/2007; cfr. inoltre, sempre in generale sulla materia, in relazione agli indicatori di normalità economica, il D.M. 4 luglio 2007 in G.U. n. 161 del 13 luglio 2007; il Comunicato stampa del 6 luglio 2007 dell’Agenzia delle Entrate; per la posizione dell’Agenzia delle Entrate, cfr. in particolare Agenzia delle Entrate, Guida agli studi di settore, in Banca Dati Fisco on line www.leggiditaliaprofessionale.it.; evidenziamo altresì l’introduzione degli osservatori regionali.
La finanziaria per il 2008 dovrebbe contenere ulteriori norme volte a regolare la dibattuta questione del valore probatorio degli indicatori di normalità, confermando che l’onere della prova al riguardo compete all’agenzia delle entrate.

(2) In ogni caso, a nostro avviso, lo scostamento rispetto agli studi di settore, in assenza di ulteriori elementi, non deve essere ritenuto sufficiente per l’accertamento, perché ciò sarebbe in contrasto con gli artt. 3, 24 e 53 della Costituzione.

(3) Ciò è motivato anche in relazione al fatto notorio che sempre più numerosi soggetti sono costretti a chiudere l’attività per l’insostenibilità fiscale. Sappiamo però anche noi (che abbiamo lanciato solo una provocazione costruttiva) che la questione è più complessa, perché è anche vero che in astratto gli studi di settore dovrebbero lottare l’evasione e quindi ridurre l’unfair competition da evasione fiscale. A nostro avviso, però, i “furbi” possono essere sconfitti solo con le verifiche e non con gli studi di settore, che invece penalizzano per lo più i contribuenti meno fortunati.